— Lasciami salire.

— No — disse l'altro risolutamente tendendogli la mano, ed entrò solo in casa.

Salì le scale al buio, la camera era al terzo piano. Quand'ebbe acceso il lume, si guardò involontariamente nella specchiera sopra il canterano, e la sua fisonomia stravolta gli fece così male, che tutta la collera gli riavvampò. Aveva la faccia di un'immobilità marmorea, la bocca ringrinzita da un tremito di paralisi. Con un moto violento si slanciò sul violoncello, lo afferrò con ambe le mani per il manico, ed alzandoselo sopra la testa lo sbattè con rabbia demente a più riprese per terra. Un'ira selvaggia gli centuplicava la forza nelle braccia, mentre le schegge balzavano grandinando nelle pareti, e le corde slacciate sibilavano per l'aria attorcigliandoglisi alle mani con movimenti viperei. Ma egli proseguiva, inebriandosi di quel dolore feroce, attraverso il quale sentiva confusamente di commettere un'insensatezza e un'infamia. La piccola camera pareva in tempesta: il pavimento traballava, i vetri delle finestre tintinnivano: una voce tuonò dal piano sottoposto senza che Giorgio l'intendesse.

Colle mani sanguinolenti dalle ferite delle chiavi, seguitava a percuotere il troncone del manico per terra, trasportato dall'impeto di quella furia, colla bocca, che aveva finalmente trovata la contorsione del pianto.

Ad un tratto lasciò cadere il troncone, e si chinò a raccogliere una carta. Era una lettera. Cogli occhi che leggevano a stento, gli parve di riconoscere il grosso carattere dell'Anna.

Il cuore gli si arrestò così bruscamente, che cadde quasi in deliquio. Era proprio il carattere dell'Anna, la lettera doveva essere nascosta entro il violoncello.

Allora, sotto la pressione di una nuova paura, strappò il suggello.

La lettera era senza busta.

«Caro Giorgio,

«Ti scrivo prima di morire. Ecco, tu adesso sei al concerto, ma io ti sento di qui. Troverai il mio testamento in un'altra lettera sotto il capezzale; con essa ti lascio la mia poca miseria, pregandoti di conservarla anche quando sarai diventato un signore, come un ricordo del bene che ti ho voluto, dopo che ti era morta la mamma, e ti ho raccolto.