— Ecco ancora il mistero! Come stanno assieme anima e corpo? eppure ci stanno. Tu sei un grande suonatore: lasciamelo dire — ripetè ad un gesto del violinista: — tu suoni Beethôwen. Ebbene, giacchè dovresti secondo il tuo sistema averlo compreso, ti sentiresti di tradurre nel linguaggio comune le idee, che egli ha espresso col linguaggio musicale? Boito, e vedi che ha dell'ingegno, si è provato di scrivere la poesia di alcune fra le romanze senza parole di Mendelsonn, e ha dovuto smettere, poichè si accorgeva di diventare ridicolo. E tu vuoi che la Patti, afferrando il significato morale delle due Margherite, quella di Dumas e quella di Goethe, senta egualmente la diversità di questi due amori, ella che nell'amore è arrivata fino a Niccolini, e si è fermata? Eccolo lì il tuo genio femminile colla sua gamma di mondi e la sua scala semitonata di personaggi, che vanno dalla servetta alla dama, dalla civettuola alla martire, passando attraverso l'imperatrice e l'eroina: il tuo genio, che, identico a se stesso in ogni secolo e in ogni clima, rivivrebbe in tutti i temperamenti: eccolo lì, in adorazione, davanti alla testa grossa di Niccolini, il quale, credo, si tinga i capelli, e dovrebbe tingersi la voce per farla parere più giovane; eccolo lì, che viaggia l'Europa per fare quattrini, e si mette i diamanti regalati come i galloni della propria livrea di cantante. Questo genio — seguitava con una specie di rabbia — il quale in fondo non è che l'eco delle idee altrui, e non ha più coscienza di un'eco; questo miracolo, che appassiona tutto un mondo e me per il primo; quest'artista, che adoro e che disprezzo, che ha aspettato, dicono, quarant'anni per innamorarsi di Niccolini, un Alfredo, che ne ha cinquanta, e ch'ella ha nullameno anteposto al marchese proprio marito. Eccolo lì; questo genio femminile, al quale Rossini, il genio intellettuale, disse un giorno colla sua solita profondità: quando si è la Patti, si sposa un principe del sangue o un tenore: cioè, o si ha una grand'anima, e si diventa una gran dama, che non canta più che per amore; o si ha una piccola anima, e si resta una grande artista, che canta per i quattrini e s'innamora sul palcoscenico come le coriste. Naturalmente il tuo genio non capì: ed ecco la tua Patti, marchese di Caux, al Brunetti con Niccolini. Assurdo, demenza, vigliaccheria!

Questa violenta diatriba pronunciata con voce stridula e accompagnata da una bufera di gesti sbaragliò per un momento tutto il coro degli elogi. Bodoni era rimasto in piedi, assaporando sulle faccie ammirate e confuse degli amici il trionfo dei propri paradossi. I suoi occhietti grigi di pollo scintillavano, mentre le dita per un vizio di suonatore gli picchiavano inconsciamente sul marmo del tavolino una suonata inintelligibile. Ma il violinista replicò. Egli era freddo e non gestiva. La sua fisonomia, smorta di ammalato, sarebbe stata quasi inanime senza la vivacità degli occhi, nei quali a quando a quando passava un baleno. Bodoni stava per ribattere, quando un altro lo prevenne.

— Tu già sei sempre dell'avviso contrario — gli disse un clarinetto con accento piccato. Ma Bodoni non gli si volse nemmeno, e seguitò a guardare il violinista.

Questa attenzione lo lusingò.

— Tu parli benissimo, ma sei andato fuori di questione. Appunto perchè la voce della Patti non è perfetta come quella della Frezzolini, e Bartolomeo aveva ragione...

— Niente, niente, non lo dirò mai più — interruppe Bartolomeo con impeto così comico di convinzione, che tutti sorrisero; e l'altro seguitò:

— Appunto per questo avevo voluto insistere sulla purezza del suo stile e sulla perfezione del suo metodo. Se non hai ragione in tutto, ne hai moltissima qui: il segreto dei cantanti sta nella impostatura della voce, nel conoscerne bene il registro, e nel saper formare la nota. Il resto è natura; il timbro, l'accento, la pasta, l'estensione non si acquistano. Per esempio, io preferisco i bassi della Stolz a quelli della Patti: la Galletti ha molte note migliori, ma è un altro temperamento di artista; forse egualmente forte, ma più limitato. Non so se la Patti nell'ultimo atto della Favorita la vincerebbe. La Patti invece è insuperabile, e mi pare che oltrepassi persino le esigenze dell'immaginazione nell'agilità: le sue note si sgranano come perle e balzano come tanti martelli di pianoforte. Quanti anni di studio le costeranno!...

— Peggio per lei — irruì Bodoni. — Guerra all'agilità, abbasso le variazioni. Se Thalberg non fosse morto, io voterei serenamente la sua decapitazione; egli rappresenta la putrefazione nella musica. Le sue variazioni sopra un motivo mi hanno sempre avuto l'aria di vermi sopra una carogna.

— Bene! — fu urlato in coro.

— Non è questo che intendevo — proseguì senza scomporsi il violinista. — Prima di tutto vi è variazione e variazione.