«Piedi troppo lunghi—sospirai—: irremissibilmente piedi troppo lunghi. È orribile: queste donne lombarde hanno tutte i piedi lunghi.»
Ella scomparve dietro la portiera della chiesa.
Io entrai.
La chiesa era deserta, infatti. Lei mi affrontò. Due bianche belle mani sollevarono la veletta.
—Voi non mi avete veduta mai da vicino—disse.—Voi siete artista e questo pensiero mi turba un po'. Sono quello che sono, così: guardatemi. Vi piaccio?
Dio, che caro volto, che tremore nelle pupille, che candore nei denti! Ma io pensavo a quei piedi, e poi aveva quell'altra idea fissa in testa. Vedi, quando io ricordo tutte queste cose, io corro alla buvette a bere assenzio e domando:
«Un assenzio per questo cretino.»
—E la voce?—io domandai.
—Ma deliziosa, amico mio: tutto delizioso.
—E cosa ti disse?