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Però era oramai mezzogiorno e il signore si preparò a far colazione: l'apparecchio o viatico che levò da una cestina e dispose bene bene, rivelava l'esistenza di un cuoco di casa, o forse anche di una di quelle mogli rare e preziose che preparano tutto per il marito che viaggia. Quel viatico rivelava inoltre che egli era un buongustaio e anche uno stomaco solido. Guardò con occhio commosso un'anca di cappone a lesso; pallida, piena, gelatinosa, accuratamente priva di bordoni e di piume, oh non come sono le ali e le ànche scheletriche nei disingannevoli cestini da viaggio! Guardò un bellissimo, brunito, rosato, profumato arrosto di filetto, disposto in ordinate fette. Esitò: finalmente prese delicatamente una fetta d'arrosto, aperse la bocca, mise un po' fuori la lingua... In quel punto la dama fece una smorfia di supremo disgusto.

Il signore fissò: depose la fetta su le altre, non sulla lingua, e in tono di persona seccata disse:

—Oh, senta, cara signora, che lei mi voglia impedire di fumare, vada anche, benchè questo è scompartimento per fumatori; che non mi permetta di aprire il finestrino per un momento, sia pure; ma mangiare, ah, mangiare...

—Non parlare con voi.

—Allora io parlare con voi... oh, corpo di Bacco! E dire che quando noi andiamo all'estero, stiamo, si può dire, col cappello in mano; e questa razza prepotente quando viene in Italia...

Ma la signora con una mossa sdegnosa, appena detto «non parlare con voi», si era rifugiata nell'angolo opposto, e d'altra parte, quell'arrosto era così buono, così persuasivo che pareva dire: «Perchè ti vuoi guastare la digestione?» Le fette sparivano tranquillamente, alcuni panini scricchiolarono, una bottiglia nera versò una volta e due il suo contenuto luminoso giù per la gola dell'amabile signore. Non rimaneva che la frutta, e questa era rappresentata da grossi mandarini dalla buccia ben sciolta.

A questo punto il treno, che già andava lento, rallentò: la macchina mandò un gran sbuffo, poi un sibilo flebile, lugubre, morente: il treno si fermò. Un silenzio profondo, poi un'agitazione paurosa per tutto il treno. Il treno era sotto la neve. Stazione vicina? No. In aperta campagna. Si sentivano sportelli e vetri aprirsi. Un individuo o due saltarono giù. Rimasero confitti come cialdoni nel lattemiele: la neve rasentava la banchina. Terrapieno, siepe, tutto era livellato in una desolazione bianca: la macchina—la si scorgeva in curva—era quasi tutta immersa. Nevicava ancora.

La signora si scosse.