—Ha detto?...
—Oh, non importa che lei impari il nome! Osservi gli effetti! La pupilla ha già acquistato una disposizione strabica; le corde laringee per lo sforzo abnorme della voce, stanno producendo le matasse del collo; il quinto paio nervoso stira le labbra fuori della linea normale e produce le così dette rughe; la digestione, resa impossibile, genera macchie, acni, rossori.
—Orribile! Ma quale il rimedio?
—La calma assoluta e perciò il silenzio, signora. L'assoluto silenzio.
—Allora, abolito l'«io», la personalità, la volontà, la libertà, tutto... In politica, in morale, in arte, nell'economia della casa non dovrò più avere le mie idee?
—Sì, signora. Ma noi ne modifichiamo semplicemente le manifestazioni. Per esempio, invece di dire: Il giornale! il giornale! il giornale! lei dice: Favorisci il giornale? Invece di ricordare i torti passati di suo marito, lei ricorda soltanto i torti presenti. Anzi, faccia di meglio: glieli presenti in iscritto. Invece di dire: Voglio andare a teatro, lei dice: Avresti voglia questa sera, amico mio, di condurmi a teatro?
—Anche «amico mio?»
—Ma sì! Dopo tutto lo fa per la sua salute. Invece di domandare al cameriere: C'è lui? lei domanda: Mio marito, oppure Giulio, Jacopo, come si chiama?
—Marx... pur troppo!
—Ebbene, lei chiede: Marx è in casa? Invece di dire: «Ah, lo hanno impiccato quell'infame di... Così dovrebbero fare anche di te!» Lei si limita alla prima frase. Quanto alla politica, non se ne preoccupi. Io, per esempio, non me ne occupo affatto.