— Quello che ho avuto sempre.

— Non è vero! Prima non avevi profumi.

— Sì, sempre!

— No, dico.

— To' vuoi sentire? Senti! — E gli si appressò, sorridendo, col bel petto gonfio.

— Va! va! — e aveva gli occhi torvi, e si alzò, e andò via dal tinello, borbottando parole che non osava far suonar forte.

*

Quando fu sotto le coltri, il signor Enrico non potè dormire. Tre voci gli cantavano un'insolita ninna-nanna.

Una voce diceva: «Io sono il pensiero che fa piegare le labbra in giù, così che esse non rideranno più.» Una diceva: «Io sono l'insonnia che lima i nervi.» Una diceva: «Io sono il dolore che imbianca le tempie.» E tutte e tre dicevano: «Noi siamo fratelli e giriamo pel mondo. Di fuori nevicava; abbiamo trovato aperta la porta della tua casa, e siamo saliti: eccoci nella tua stanza e nel tuo letto con te!»

Ma la stanchezza era grande, e gli occhi infine gli si velarono. Gli parve aver dormito gran tempo, quando un bagliore lo destò di soprassalto. Era Maria che veniva a letto. E la aveva appena intraveduta, che se la sentì sopra di sè, una coscia gli allacciò la vita, una voce disse: