— Fine di febbraio e nevica — riandava lei. — Avrai avuto freddo, imagino: io faccio del gran fuoco, mi sono tappata in casa e non esco.

Tuttavia la conversazione languiva e si udì dalla stanza vicina la voce del bambino che andava a letto: voce forte, come di una lezione imparata a memoria, che ripeteva le preghiere della sera e la Marta correggeva con gravità. «Prega per noi peccatori.... nell'ora della morte e così sia!» squillò la voce allegra di Lolò, finendo, «e domattina mettimi la caramella sotto il cuscino.»

— Che sciocchezze far dire a un bambino «il frutto del ventre tuo» e «nell'ora della morte» — disse lei.

— E non fargliele dir più, allora....

— Lascia un po' che faccia — disse lei alzando le spalle.

Ma seduta così come ella era davanti a lui, sotto la luce viva della lampada, egli, di tratto in tratto, la riguardava. Fu sorpreso dalla sensazione di trovarla più bella, più aurea, più gonfia di quando l'aveva lasciata.

— Sembra che tu mi veda per la prima volta, — e aggiunse sorridendo: — Mi trovi desiderabile?

La domanda innocente dilatò d'un tratto come una macchia impudica. Il volto di lui si fece cupo.

— Be'? Tu non porti mica l'allegria in casa.

— Che profumo è quello che hai? — domandò lui d'improvviso.