— Veda, caro signore, qui non si può giudicare coi criteri con cui possono giudicare loro nelle grandi città e nei loro giornali: molte volte si è manutengoli per forza o per guadagnare qualche danaro: intanto lassù ci sono tre bambini e una donna che piangono attorno ad un morto, o moribondo che sia.

— Fra quelle felci?

— Fra quelle felci. È la vita che è fatta così! — concluse il delegato. — Gli manderemo su il prete di Monte Coronaro con l'olio santo, se ci vorrà andare.

E noi, preso commiato da tutti, ci partimmo assai lietamente alla volta del grande ed erboso monte da cui, dal tempo di Enea, volve continuamente l'acqua del fiume Tevere.

E mentre gli asinelli salivano i botri del rupestre sentiero e scandevano gli aspri sassi, la mia compagna mi parlava festosamente delle fragole, dei lamponi, della ricotta fresca che ci attendevano alla Cella.

— Vogliamo portarne un bel cesto ai bambini e alla nonna, è vero?

Rideva tutta la campagna, e la vecchia guida, quando vedeva lamponi, avellane, mele selvatiche ne coglieva e ne portava a mia moglie.

E lei mi diceva: — Vedi tu come lui è cavaliere?

Ma io pensavo a tutt'altro: «come è bella la terra, se non ci fossero in giro le bestie selvatiche!»

Rimini, 1898.