SOTTO LA MADONNINA DEL DUOMO.

Aristotile (non si conturbi il signor lettore), nel principio della sua etica dice che ogni arte, ogni dottrina, ogni operazione pare muovere verso alcuna felicità di bene.

Ora il signor Ambrogino, o don Ambrogino, come si chiamano laggiù le persone rispettabili, non conosceva Aristotile, ma in tutti i suoi quarant'anni di impiegato d'ordine di Prefettura aveva avuto in mente ed inseguito questo sogno di felicità: cioè liquidare la sua pensione e vivere almeno altri vent'anni, sano e vegeto; ma da libero cittadino e sopra tutto a Milano: a Milano, cittadino fisso, stabile, con dimora sua, non randagio, come una pedina su lo scacchiere, per tutte quelle fetenti città della bassa Italia.

Giustizia vuole però che si dica come, tranne la servitù dello spostarsi ogni due o tre anni, egli non si era troppo consumata la salute, nè i suoi nervi erano stati colpiti da nevrastenia per eccessivo zelo di servizio, nè la sua destra minacciata dal crampo degli scrittori per effetto dello straordinario lavoro.

— Dunque voi ci volete lasciare, don Ambrogino? — gli chiedevano i conoscenti. — Ma vedete che bellu mare, che bellu cielo, che belli fiori: qui le zaghere fioriscono tutto l'anno, qui bevete del vino di Gragnano che lo avrete da rimpiangere, qui potete stare alla buona, in maniche di camicia e nessuno vi dice niente: fermatevi fra noi, don Ambrogino!

Ma don Ambrogino alzava gli occhi al cielo come a dire, compassionando: «povera gente, cosa possono capir mai loro di quello che è la capitale morale! Il sole? il mare?» E per cortesia rispondeva talvolta: — Il mare? ma non sapete cos'è il lago di Como? il vino di Gragnano? Ma voi non avete l'idea di che cosa è il Barbèra fino che si beve a Milano! E la busecca e il risotto? e quei minestroni con le cotiche? Il sole? Ma intanto il sole c'è anche a Milano, e poi Edison con le sue lampade ha messo in pensione la luna e fra poco metterà a riposo anche il sole. Milan! solo a sentir dire, Milan! si capisce che è una città straordinaria, in vece Napole, Sorriento, cos'è?

Terra matta, terra ballerina, era quella!

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Quando dunque sbarcò definitivamente a Milano — una grigia alba di autunno — tanta fu «carità del natio loco» che quelle lampade elettriche, immote come lune morte, attorno a cui friggeva la nebbia, gli parvero più belle del sole puro che aveva lasciato a Salerno; e quando il conduttore del tram, assonnato e rozzo, lo scosse con un: Ehi lu, go minga daa el bigliett? gli si allargò tutto il cuore e gli parve che la più armoniosa e la più pura favella italica fosse quella che si parlava