Dopo aver tanto lavorato, Ambrogino si divertiva a non lavorare; e spesso si faceva trasportare dalla piazza del Duomo sino a Loreto, come un gran signore, in uno di quei magnifici carrozzoni elettrici che passano folgorando che pare la gloria di Dio; e sono più di quattro chilometri; e con quale spesa? Con soli cinque centesimi.

Questa gita gli serviva anche per far le sue provviste di carne, di caffè e di altri commestibili, i quali abilmente incartati e sepolti in certe tasche recondite, faceva passare di sfroso — come si dice a Milano —, e provava più piacere a sfrosare che a fare eseguire la legge, come aveva fatto per tanti anni. E giunto al suo domicilio e traendo fuori e sciorinando le provviste su la tavola, si convinceva sempre di più che Milano è la città più a buon mercato del mondo per chi sa accontentarsi. Un fornelletto a gas gli cuoceva la colazione; dopo di che egli faceva un po' di contr'ora alla napoletana; e poi attendeva a lucidare, ordinare la sua proprietà.

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Le finestre di fronte all'appartamento di Ambrogino sono aperte: un nuovo inquilino è venuto ad abitare. Vi si vede dentro come essere in casa loro e si potrebbe sentire quello che dicono. All'accento, Ambrogino capì che dovevano essere venuti dall'Italia bassa, e che non dovevano essere molto pratici di Milano. «Sono proprio due sposini freschi: non fanno altro che baciarsi».

Don Ambrogino li ha scoperti che si baciavano alla finestra: lei, come si vide scoperta, è fuggita: «Ma fate pure, le mie tortorelle! — aveva esclamato il dabben uomo, — io a queste cose non mi commuovo più. Di fuori è freddo, così vi riscalderete».

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Don Ambrogino, diventato libero cittadino, con casa propria, stentò non poco per fare la conoscenza della sua Milano che si era tanto mutata da quella di una volta.

— Che gente! che ingegno che c'è adesso!

E al mattino stava incantato a vedere tutti quei tram, quella gente, quegli operai, che si mettevano in moto come un grande esercito.

«Soltanto io son libero di fare quel che mi pare», e per provarlo, saliva su la sua altana a fare delle cassette di legno, dove voleva seminare i fiori; e poi la lattuga, la cicoria, l'aglio, il pomidoro per mangiare la sua insalatina.