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«Oh, alla finestra dell'appartamento di fronte hanno messo le tendine: i piccioncini non si voglion far vedere, ma poi, se voglio, vedo lo stesso». Difatti egli essendo più altolocato, poteva di lassù notare tutto quello che avveniva in quella casa. «Deve essere una buona sposina: non pare nemmeno dell'Italia bassa!» E la vedeva far quella stanza da letto e quella cucina (l'appartamento non era più grande di così), girare, montare su le sedie, chinarsi giù; pulire, scopare, lucidare. E poi, messo tutto in assetto, ella si ripuliva, si pettinava; e si metteva al fornello o al tavolino da lavoro, svelta svelta, linda linda, sola sola, finchè arrivava lui, e allora don Ambrogino si ritirava per lasciare alle tortorelle la libertà di baciarsi.

Anche lui, il marito, doveva essere un bravo giovane, benchè dell'Italia del sud o sudicia, come sogliono dire taluni. Lo aveva visto, fuori, correre anche lui come tanti altri, messo in moto da quella gran macchina che muove tutta la città. «Però con quel velo di spolverino, che ti piange addosso, il mio caro uomo, devi aver freddo: credi tu forse di essere qui a Napole, a Surriento? Qui ci vogliono fior di pastrani! guarda il mio, comperato dai fratelli Bocconi: quaranta lire e fior di roba! A tre usi: c'è per il sole, per la neve e il cappuccio per la pioggia!»

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Sola sola! linda linda! Ma una mattina, mentre don Ambrogino — era decembre e c'era un sole ammalato, come un saluto della buona stagione che se ne va, — se ne stava su la sua altana a lavorare devotamente le sue cassette, sentì nel silenzio dei tetti una voce languida e gaia che modulava un canto a lui ben noto, per cui egli rimase col martello e col chiodo sospeso: la voce cantava con quella passione di suoni che s'ode laggiù:

A mezzanotte 'n coppa a 'u mare

splende la luna d'argiento fino....

«Napole! — esclamò don Ambrogino; e si ricordò di Santa Lucia, col mare e col Vesuvio. — Già, qui i maccheroni non li sanno fare. E anche il barbèra era più buono quello che si beveva una volta».

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Ma quante cose nuove a Milano in così breve tempo! La piazza Castello, con le baracche del vecchio Tivoli, dov'è? E quel Parco cresciuto come per opera di una bacchetta magica? E quel castello dove stavano i Croati col Radetzky? Lui se li ricordava i Croati: a scuola le avea anche lui cantate le preghiere per «il nostro imperator!» E il cimitero di Musocco? In tram elettrico anche lì. Più tardi che è possibile, però! Invece laggiù, per i mortorî, tutti quei pianti, quei catafalchi! Qui, invece, in tram e via! Volete essere cremati? Basta dirlo prima.