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Maggio! È venuto maggio con le rose e i mughetti. Milano splende e suona operosa nel sole. I giardini espongono le loro aiuole fiorite: il parco è un incanto. Le ruote delle carrozze signorili scintillano co' loro cerchioni di gomma su la ghiaia fine; i palafreni vanno di bel portante, fanno suonare i metalli dei loro fornimenti.
E poichè il medico ha consigliato a don Ambrogino la cura del latte come antidoto al barbèra, così egli si reca ogni mattina alla latteria dei Giardini Pubblici; e v'è una stalla «razionale» ove le vacche stan lì pulite in fila, che è un piacere guardarle, e il latte è servito in fini cristalli con sottocoppe, e vi sono bei sedili e opache ombre per bere il detto latte alla frescura: e fanno il servizio fanciulle graziose in grembiule bianco.
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Alla latteria ha incontrato una giovane donna, col cappellino, e un bambinello in braccio: stentò un poco a riconoscerla, ma poi la ravvisò. Poverina, come è andata giù! È la sua vicina di casa che viene a comperare il latte pel bambino: il quale però è florido. Non è più uno sdentato, ha già due dentini.
— Che bella primavera! par di essere in campagna! — avea esclamato don Ambrogino, e si era presentato come suo vicino di casa.
— Mi pare bene di averlo veduto! — osservò la giovane.
— Sono stato anch'io laggiù tanti anni, che le conosco bene quelle parti.