Ambrogino cercò con gli occhi e con animo di sdegno il padre: Pasquà. Ma quando lo vide, gli fece più pietà che ribrezzo. Se ne stava livido, con gli occhi nel vuoto. Cinque o sei figure bieche e miserabili al par di lui, lo circondavano senza parlare.
Ambrogino cercò con i suoi occhi gli occhi di Pasquà; ma non fu veduto.
Poco dopo scese giù dalle scale il becchino che qui chiamano, col bel nome greco, il «necroforo». Portava la piccola bara di abete sotto il braccio; e molti bimbi della casa seguivano la bara, e facevano sonar gli zoccoli di legno giù per le scale. Tutti si scansarono e si tolsero il cappello. Ambrogino sentì che uno diceva: La pesa nagott. Il coperchio del sarcofago si alzò su la piccola bara e ricadde con un rumore secco e forte.
All'apparire del feretro, Ambrogino guardò ancora Pasquà.
Ma quando la croce fu inalberata davanti a lui e passò, anche il capo di lui cadde in giù; e i piedi strisciarono dietro il feretro.
Tutti gli altri seguirono.
Ambrogino vedeva la sua corona bianca più distinta di tutte le cose belle e grandi della grande città: come una luce di stella.
*
Il piccolo convoglio ora andava diritto: il piccolo convoglio della morte avea forza di sospendere per un breve istante la furia dei tram, delle carrozze, della gente.
Attraversò tutta Milano.