Egli comunicava la sua gioia alla famiglia con l'acquisto di un bel panforte di Siena: dolce sostanzioso, economico, di lenta consumazione: e poi, dolce nazionale!

Che festa avrebbe fatta la numerosa prole al panforte di Siena!

Tutti bravi figliuoli, e tutti bene instradati!

Il cavalier Gaudenzi fila verso casa: fila e conta: «Rina, professoressa, professora, no! professore — oggi si dice così — di inglese: ha un piede nell'aristocrazia. Un bel piedino in verità! Chi sa che non possa fare un buon matrimonio? Giulio, già avvocato, è con un piede nella democrazia!... Carletto in collegio militare; posto gratuito: sarà il guerriero della famiglia. Egli non mangerà il panforte di Siena, perchè è in collegio. Ma ve ne sono altri tre piccini in casa che mangeranno il panforte! Quanta famiglia! Tirarla su con decoro, per tanti anni, una famiglia che seguitava a dilatarsi quasi ad ogni nove mesi! e gli affitti di casa pure dilatavano: tutto dilatava. E lo stipendio era rigido! Ma per forza bisogna transigere! Del resto il mondo vive di transizioni!»

Però — diciamo tutta la verità — il cavalier Gaudenzi, oltre alla gioia, si sentiva nel sangue un non so che di morbinoso, per cui la visione dei bei ristoranti rossi con le tovaglie candide, gli dava un'insolita voluttà. Sedersi ad uno di quei tavoli ancora vuoti con la fedele consorte e tutta la prole? No! Solo, allora? Oh, nemmeno solo!

Ah, quante restrizioni, mortificazioni accompagnano le gioie della famiglia!

Il cavalier Gaudenzi era in tale stato di spirito, quando due grandi, attonite, languide pupille attraversarono — come uno sbarramento reale — la linea onesta e diritta per cui il detto signor Gaudenzi passava.

Naturalmente, fu costretto a fermarsi.

Sì! il signor Gaudenzi, come un treno allo sventolare della bandiera rossa, arrestò la rapida corsa, e si fermò: allora quegli occhi comandarono: «Seguiteci fedelmente, ma prudentemente!»

Ed egli seguì per una via fuori mano. Infine quegli occhi dissero: «Ora vi è permesso di farvi avanti e renderci il tributo della vostra ammirazione!»