Allo strano linguaggio il cavaliere stupì e pregò per carità la signora di calmarsi. Per fortuna la via era quasi deserta.
— Veda, usted — disse la signora — quando mi prende il furore, me es preciso hablar castellano. Io sono ancora tutta fuoco.
— Spagnuola, la signora? — domandò il povero cavaliere Gaudenzi.
— Andalusa, señor! — disse come avesse detto «contessa o marchesa».
Gli occhi questa volta mandarono un assoluto splendore. Dissero: «Non si capisce che noi siamo occhi andalusi?»
La signorina Mercedes non si era commossa alle parole andaluse più che alle parole italiane. Fatto ancora dietro-front, proseguiva indolentemente presso il muro, conservando la distanza di quattro metri.
La signora, ben sicura che la figliuola non la poteva intendere, disse confidenzialmente:
— La mia chica è buona, tanto buona; educata come non può credere. Sventuratamente è golosa....
— Ma prenda il panforte! — disse il cavaliere.
— Señor — cominciò l'andalusa che per lo sdegno aveva sentito il bisogno di parlare ancora castigliano — ma per chi mi prende? Per una donna disonesta che accetta doni? Lei forse ha figli, ed io priverei i figli? — e prese il panforte; e lo staccò dal bottone; e a forza lo introdusse nella gran tasca della pelliccia.