«Eh, via! — replicò la rotella di panforte. — Tu oggi, uomo della legge, hai giocato la commedia per mille lire: una povera disgraziata, che forse ha fame, l'ha giocata per venti. Se tiri la somma, quell'infelice — a cui rimangono solo due occhi dell'antica bellezza come il violino del cieco — è ancora in credito verso di te».

UN UOMO IN DUE.

Al mio ritorno dall'America, dove ero stato molto tempo in cerca di fortuna, io fui sorpreso nel vedere la fortuna raggiunta dall'ex mio compagno di scuola Omega Totus-Omnis.

Veramente io non fui troppo sorpreso della sua prosperità economica: da studente, Totus-Omnis commerciava già in dispense; in libri scolastici usati; ci vendeva le sue soluzioni di algebra. E nemmeno fui troppo sorpreso della sua carriera politica: effettivamente, se questa cara Italia manca di giacimenti di carbon fossile, possiede pur sempre foreste vergini di masse umane che si prestano in modo superbo allo sfruttamento.

La mia sorpresa aveva un'altra origine: cioè come dalla fredda pietra del cervello di Omnis potessero scaturire fiamme di parole ardenti. E quando i periodi dell'Omnis intonavano la fanfara rossa delle rivendicazioni proletarie, le foreste vergini applaudivano.

Ma la vita è guerra, e Totus-Omnis combatte la sua guerra. Piuttosto era triste quel mingere quasi quotidiano in patrios cineres! quel cinico stillicidio di veleno che Omnis spargeva su le memorie, le glorie, su i morti di questa cara povera patria! E le foreste vergini applaudivano sempre.

*

Approfittando della antica nostra relazione, domandai udienza all'Omnis per sollecitare una certa mia pratica. Nessuno più di lui, uomo di opposizione, avrebbe avuto autorità per difendere la mia causa.

Mi accolse bene.