E seduto che fu in quella solitudine e quasi beatitùdine, tolse di tasca una penna e un fàscio di fogli e cominciò a scrivere. Non si mosse più: fuor che, ogni tanto, con un gesto automàtico si grattava una gamba, quella che era accavalcata e sospesa, e da cui pendèvano i lacci di una mutanda sudicia.
Quanto tempo passò?
Certo era passato il mezzodì.
Nei giardini c'era qualche bàlia coi bimbi, qualche uccelletto, qualche coppia lenta di amanti. Ma ora non c'era più nessuno nei giardini. Era passato mezzodì.
Allora l'uomo si levò, si avviò.
Un foglietto caduto presso la banchina, dove egli sedeva, fu da me raccolto; e vi lessi queste parole: Mortem cantando sùscipit; la morte trovò Francesco che cantava nel roseo tramonto di ottobre, ed una campanella gemeva l'Avemaria, e l'allòdola cantava, ed i boschi cantàvano, cantavano i rivi. Ite charissimi fratres, Paupertatis equites, bini et bini, per diversas partes orbis annuntiantes hominibus pacem.
Riposi il foglietto con cura: e se prima potevo avere un dubbio, quel foglietto me lo dissipò.
Avevo riconosciuto l'uomo. Dieci anni fa, prima che io partissi per l'America: eravamo stati insieme nella redazione dello stesso giornale; poi lui era passato nella redazione di un altro giornale, poi in una casa editrice, poi non so: egli era uno di quegli indisciplinati a cui il destino diede questa legge di vita: «Va e cammina! Tu non troverai mai un ramo dove posare, mai una gronda a cui appendere il nido. Va e cammina!» Ma a più crudele legge colui soggiaceva: egli era di quegli uomini destinati a morire due volte, perchè, dieci anni addietro, aveva goduto una certa glòria letterària e poetica: poi i poeti morti si erano accumulati su lui: altri poeti giovani erano nati e cantavano, per morire come lui.
Lui era morto oramai.