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Tuttavia lo raggiunsi ancora in una osteria.
Solitario, in fondo a una tavola, aveva mangiato con ingordìgia, aveva bevuto con soddisfazione: ed ora con la fàccia immota verso il soffitto, traeva fumo da una pipetta.
Io mi gli accostai inavvertito e, dolcemente, gli dissi: — Caro (ma non posso scriverne il nome), tu hai perduto questo foglietto.
Diè un balzo e le linee del suo volto si scomposero tutte.
— Ma lei chi è?
Dissi il mio nome. — Non ti ricordi?
Chiamò a raccolta tutte le rughe della fronte: ricordò, si ricordò di me, ma non apparve felice di riconoscermi.
Gli parlai del suo passato di poeta. Ma questo ricordo lo ottenebrò.
— Sì, poeta fui, — esclamò, — e cantai cose idiote.