— Fa parte del sistema — rispose. — I morti non esistono, e perciò si utilizzano. Servono nella guerra contro i vivi.

— Non è nobile.

— Anzi è cosa vile. Ma io faccio appunto l'uomo vile. La prima impressione non è stata gradevole; ma, sai? È come quando si va a fare il bagno nel mare. Ripugna a buttarsi nell'acqua, ma dopo ci si trova bene. L'Omnis poi è nato così: animale acquatico, a sangue freddo: le cose aristocratiche, come il lusso del sacrificio, irritano la sua pelle, e allora secerne. Tu dici che minge! Grazioso! Ma non è esattissimo: è una secrezione naturale. Ma, compagno caro, — parliamoci schietti — io per tanti anni, quando avevo energie fisiche e fede, ho gridato dai tetti: «Chi vuole comperare un uomo aristocratico, quasi appartenente alla Civitas Dei di sant'Agostino?» Nessuno della società borghese mi ha voluto. Morivo di fame.

Allora mi sono venduto al serpente — se lo vuoi chiamare così —, il quale poi non è così brutto come si crede. Mi alloggia, mi paga, e mi làscia alle mie fantasticherie, perchè l'arte che finge una vita fuori della vita, vale più del barolo, più di una pipa di tabacco, più di una gamba di donna coperta di seta, più del macchinario di Omnis. Vedi, io adesso sto componendo un poema su la vita di san Francesco, come avrai forse capito dal foglietto che mi è caduto.

Milano, 1905.

I FIAMMIFERI.

Mister Teòdoli adorava mistress Teòdoli, e mistress Teòdoli adorava mister Teòdoli.

La sera, quando lui tornava dal giornale e lei tornava dalle lezioni, si baciavano ancora. E veramente, dopo tanti anni di matrimonio, si erano differenziati alquanto: lei pingue, e quasi obesa, ma giuliva nel volto; lui scarno, alto, triste: pareva qualcosa come un uomo di chiesa. Ma le due anime si erano ravvicinate e raffinate con gli anni.

Si baciavano ancora, la sera: e si davano il buon dì, la mattina: e lui talvolta nelle ore di quiete, prendeva la mano, bella ancora di lei, e fissandosi a lungo, vi cercava antichi ricordi.