— Nostra povera piccola Italia! — diceva lui. — Nostro povero piccolo che àbita laggiù; — aggiungeva con un soffio di voce e con un nome: ma mistress Teòdoli sentiva lo stesso quel soffio di voce e gli diceva:

— Zitto, zitto: non nominare i morti.

Rispondeva lui: — Ma si risveglieranno quando verremo anche noi.

Mistress Teòdoli crollava il capo, perchè lei non credeva nel risveglio dei morti; e lui credeva invece di sentire un fruscìo di ali; e dopo tanti anni, sempre, quando diceva: Nostro povero piccolo con quel nome, l'indice scarno di lui trovava sempre quella lagrima solitaria nell'angolo dell'occhio. E gli sarebbe parso di perdere tutto se stesso, perdendo quella lagrima.

E anche in altre piccole cose mister Teòdoli dissentiva da mistress Teòdoli. Mistress Teòdoli avrebbe voluto, ogni tanto, ritornare a vedere l'Italia, ma mister Teòdoli non voleva: e l'una senza l'altro non poteva andare!

Ma oramai stavano bene a Londra; avevano la loro casetta e i loro buoni amici; e se lei, mistress Teòdoli, trasportava ancora per la metropoli la sua pingue persona a dar lezioni, non era più per necessità come nei primi tempi, ma per la gioia di vivere operosamente.

Mister Teòdoli era un po' segretamente, un po' ridicolmente tirchio. Fiammiferi mai in casa! Per i fiammiferi erano messi a contributo gli amici. «Lo so, voi mister Teòdoli, volete avere fiammiferi, poi volete avere un poco tabacco per vostra piccola pipa».

Ciò era notorio al giornale.

Mistress Teòdoli invece era quasi splendida. Diceva indignata: — Mister Teòdoli, voi siete orribile!

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