Mistress Teòdoli amava le piccole grazie, i piccoli agi della casa, benchè ella non istesse quasi mai in casa, fuorchè il sabato quando le amiche venivano a prendere il tè nel salottino bianco. Anche in casa mistress Teòdoli vestiva di bianco. «Io mi sento molto giovane — diceva; — ma mio marito molto vecchio.»
La stanza di mister Teòdoli era invece molto scura, piena di vecchie cose: vecchi libri, vecchi attrezzi, vecchi quadri! Egli ne sentiva l'anima, e si compiaceva di quell'odore quasi ascetico che le vecchie cose hanno con sè.
— Avete l'anima di un rigattiere voi, mister Teòdoli — diceva mistress Teòdoli.
Mister Teòdoli era forse misàntropo, ma rifiutava il nome di tirchio. E forse nemmeno misàntropo. Spesso convitava qualche amico o collega del giornale, e allora amava far rivivere l'Italia con qualche vivanda all'italiana, che lui stesso preparava con molto amore, assai bene. Quelli eran giorni di festa, quando mister Teòdoli con un grembialone bianco preparava in cucina o un timballo di maccheroni con le rigaglie di pollo, o un risotto autentico alla milanese. E dopo il pranzo recitava qualche verso di poeta italiano, assai bene; o sturava qualche bottiglia assai buona di vino italiano, che richiamava la nostalgia delle nostre convalli, con l'olivo, il pino, gli aranci su lo stemma del cielo italiano.
— Oh, molto eccellente — diceva il collega, — e adesso voi siete in bisogno di un fiammifero accender vostra piccola pipa. Non è vero, signor Teòdoli?
Perchè era notorio che Teòdoli non aveva fiammiferi.
*
E perchè quella sera mistress Teòdoli non era tornata a casa all'ora solita?
Quella era una sera umida, fredda e ben piovigginosa.
Egli era rincasato dal giornale verso le dieci di sera. Lei lo sapeva che il venerdì ed il sabato lui tornava dall'ufficio tardi.