— Sapete dove?

— No! buona notte, mister Teòdoli.

E mister Teòdoli si trovò ancora giù in quel deserto delle vie.

«Forse — pensava — una lezione in un quartiere lontano: forse l'avranno trattenuta.» Altre volte era successo così. Le volevano tutti tanto bene. «Forse è tornata a casa in questo frattempo. È a letto: dorme.»

Con grande ansia tornò a casa. E ancora ancora non aveva fiammiferi per accendere la lampada.

— Dorina, Dorina! — chiamò. Chiamò con ansia, chiamò con terrore.

*

Nel salottino c'era sempre quella luce pàllida di luna morta che veniva dalla via. Le altre stanze erano profondamente buie. Mister Teòdoli attese che il palpitare del cuore fosse cessato, e si acquetò un poco pensando: «Certo, certo per il cattivo tempo l'hanno trattenuta a pranzo, e poi anche a dormire. Così deve essere.»

Andò di là, a tentoni nella camera da letto buia, dove era il grande letto, venuto d'Italia anche lui. Stese la mano sul letto verso la parte di lei. «Ha così placido sonno, Dorina! Fosse, a volte, venuta a casa e così, stanca, come è ogni sera, si fosse addormentata....»