Ecco arrivano, arrivano gli ospiti desiderati e pianti!

Entrò nella stanza una carrozzella da bambini sospinta festosamente da una giovanetta il cui volto pallido e ridente era ravvolto in un nero sciallo; e il volto e lo sciallo e la carrozzella erano madidi per la brina della notte gelida.

— Lucia! Lucia! sei anche tu, piccola Lucia, tornata sotto il tetto dei tuoi padroni? — dissero i due vecchi movendole incontro, — chi porti tu?

— Il piccolo bambino io porto, miei buoni signori: ma non lo destate per pietà: esso dorme. Lo abbiamo bene coperto, così bene coperto che non si è risentito per tutto il viaggio. Ma vi prego di non destarlo. Esso è ancora assai pallido.

— E loro non vengono?

— Vengono: siamo partiti insieme e saremmo arrivati insieme; ma la signora è assai disperata: ogni tanto si butta ai ginocchi di lui e dice che non merita il suo perdono e non vuole entrare in questa casa perchè dice che non è degna. Lui la solleva allora, le dà il braccio; e allora il figliuolo, giovinetto di dieci anni, le dice: «Mamma, se andiamo avanti così arriveremo che sarà già il mattino e il fuoco sarà tutto spento!» Allora lei si alza e cammina. Per non farvi attendere troppo, mi hanno pregata di precederli. Io ho visto dal monte la fiamma del focolare e ho fatto una gran corsa sino a qui. Permettete, miei buoni signori, che mi riscaldi, che mi riposi, che mi sieda qui vicino a voi.

I vecchi fecero sedere la piccola Lucia vicino al focolare, la chiamarono ancora per nome, le tolsero lo scialle nero, le lisciarono i capelli: le domandarono poi se il piccolo bambino sapeva ancora la canzone della nonna, quella canzone lunga come una litania, senza senso come una cosa vera, che faceva ridere i genitori e piangere i nonni.

— La sa ancora la vecchia canzone, — rispose la giovanetta, — anzi la cantò in principio del viaggio prima di addormentarsi: allora mi sono messa a cantarla io, con grande allegrezza perchè ero certa che voi mi avreste accolta ancora benevolmente, come avete fatto in verità. Ma poi ho avuto paura della solitudine della notte, e la canzone si è mutata in pianto. Io era certa che voi mi avreste perdonata e di cuore; ma per mio conto vi prometto che per l'avvenire sarò buona ed ubbidiente. Non alzerò più le spalle, non porterò più via nulla dalla casa, non sciuperò, non getterò nell'immondezzaio le provvisioni per dispetto, non farò più all'amore coi passanti, nè lascierò che il fuoco bruci le pentole. Lo giuro che farò tutto questo per l'avvenire. Come ho fatto per il passato ad essere cattiva? Non lo so: ecco tutto. Si è cattivi perchè si è cattivi, senza saperlo. Signor padrone, lei che studiava tanto, mi dica se è vera questa cosa che una vecchia strega del mio villaggio mi raccontava, cioè che ognuno di noi ha un demonio che viaggia sempre con noi e ci butta delle tenebre intorno a noi, come fosse del fumo denso. Noi facciamo con le mani grandi sforzi per mandar via quel fumo, ma appena cominciamo a vedere uno spiraglio di luce, ecco che il demonio ci butta ancora sul volto dell'altra caligine, ancora più densa. Se ciò è vero, il Signore e la Madonna male provvidero alla nostra natura.

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