Mia moglie si puliva i denti. Mi guardò senza nessun turbamento. Seduto sul tappeto, per terra, c'era il piccino che si metteva le scarpe e mi guardava con occhi meravigliati, e non disse nulla.

«Sei tu? non ti aspettavo!» pronunciò con voce tranquilla: ma poi guardandomi, mi dovette trovare molto stravolto, perchè mi domandò con voce che era divenuta incerta e paurosa suo malgrado:

«Sarebbe interessante di sapere cosa sei venuto a fare qui.»

Anch'io ero determinato ad essere calmo, giacchè nel viaggio avevo prestabilita la mia condotta, benchè il cuore e, ho vergogna di confessarlo, i miei sensi mi spingessero a domandarle perdono. Era l'ultima riserva della mia energia di uomo che lanciavo: e aveva così stabilito di fingere, di volere una separazione per via legale, e intanto portarle via di sorpresa il figlio.

Mi sedetti su di una poltroncina e le parlai in questo senso.

«Oh, benissimo», diceva lei senza voltarsi dallo specchio.

E vedendo il letto, disfatto, chiesi:

«Si deve dormire molto bene in questi letti.»

«Stupendamente..., sonni profondi: permettete....» e si slacciò il bottone della camicia per lavarsi.

Quell'atto mi ricordò di una sua frase abituale, cioè che una signora per bene davanti al cameriere si può anche slacciare perchè un cameriere non è un uomo. Fremetti, e senza muovermi dalla sedia, pronunciai quella parola semplice che molti di noi crediamo sia un'offesa: Puttana!