Ma quando fui nel corridoio, camminai in punta di piedi e poi mi fermai: un'illusione, pazza da vero, mi teneva incatenato lì nel corridoio, cioè che lei mi richiamasse indietro. Ritornai invece io indietro, origliai e sentii il rumore del busto. Sara continuava in pace la sua toilette.
Nell'albergo c'era un giardino con grandi alberi puliti e molti sedili.
Io conduco qui il bambino e parliamo.
Lui mi raccontava tutti i piatti che si mangiavano alla table d'hôte. «Vuoi tornare dalla nonna? — dissi io con le lagrime. «Sì, se mangeremo ancora tanti dolci come qui.» E parlava ancora, quando a un certo momento scappò via. Era corso via! Sotto un albero c'era un giovane signore che lo prese fra le ginocchia.
Io guardai.
Il bambino, dopo, corse ancora da me, e quel tale si alzò e si allontanò.
«Chi è quel signore? — domandai.
«Quello che tiene sempre compagnia alla mamà! — mi rispose il bambino.
Allora risalii da solo le scale, e irruppi nella stanza di Sara.
«Chi è quel signore che ti tiene sempre compagnia?»