Io mi misi a piangere e benchè mi frenassi, non potei impedire al singhiozzo di prorompere.

«Perchè piange il babbo?» «Per il piacere di vederti» lei disse, e a me disse piano: «Adesso parleremo, ma vi prego, niente tragedie; ne ho avute anche troppe!»

«Adesso tu va a studiare» — disse poi al figlio —; «e se volete....» — disse a me: ed entrammo nella sua stanza dove c'era un lettino bianco, delle poltroncine bianche.

Prevenne le mie domande: viveva — diceva lei — dando lezioni di tedesco e di piano.

Dissi io allora queste parole: «Ma il giuramento di fedeltà che tu hai dato....»

Ella chiuse gli occhi, posò la mano su la fronte, disse...: «Parlando con voi ho l'impressione di parlare con un revenant d'altri tempi....»

Nel mio paese, signor Enrico, c'è un fiume dove non hanno mai potuto piantare le palafitte per mettervi un ponte; la melma è tanta che le travi non sono mai arrivate a trovare il sodo e un giorno un manovale, che con una lunga pertica volle scandagliare quel fango, vi si sommerse e non l'hanno più ritrovato.

Io ero realmente un fantasma. Per riconquistare Sara sarebbe stato necessario che io fossi apparso giovane, forte, terribile.

Mi sentii come recidere i nervi, e allora udii queste sue parole: «Dopo tutto, i soli momenti di gioia della vostra vita sono io che ve li ho dati.»

Venne la cameriera e bisbigliò non so che a Sara.