Questo fu il racconto del signor Manzi, detto Bismarck.
Questo racconto fece bene al signor Enrico. Quando si è come Bismarck, si capisce che accadano certe cose.
Una lettera di Maria, mandata di premura, dove lo pregava di dargli spiegazione della sua «inesplicabile» condotta, gli fece molto bene: più del racconto di Bismarck.
Ci pensò la notte: un ufficiale profumato; lei profumata; e per questo? Quell'assalto notturno di lei, nella notte, piuttosto! Ma ora ricordava: lo aveva letto in treno, in uno di quei fascicoli di novelle che vendono alle stazioni: di una moglie, che per crearsi un àlibi, si butta sul marito come una meretrice. Effetti di suggestione! Mai leggere novelle!
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Ritornò a Milano il dì seguente verso le cinque.
La quale è placidissima ora.
Le lampade elettriche splendono nel cilestrino crepuscolo come lune: i bars si riempiono; e le donne mondane uscite dal diurno riposo, dondolano sui marciapiedi come navi pronte a slegare gli ormeggi.
I negozi dei pasticcieri rigurgitano di leccornie, e l'aria è qua e là pregna del caldo profumo delle carni in istufa presso gli aristocratici salumieri.
Entrò dal pasticciere per comperare qualche dolce per Lolò; e per l'appunto ad una parete del negozio era affissa una réclame per il romanzo d'appendice di un giornale cittadino.