Tutto il resto, anche il cervello, valeva poco; ma le braccia erano ancora di buona montanara. Tirava, smoveva i mobili gravi con molta facilità.

Lavorò tutto il dì, strofinando, scopando.

«Cominciamo dalla stanza da letto.... Oh, fuori voi!» e sciorinò le lenzuola di bucato che ondeggiarono sul tàlamo: le stirò con le mani. «E anche voi, piccolino, birichino di Lolò, li volete i lenzuoli puliti? Puliti sì, ma non nuovi. Non si sa mai!».

Poi guardando la toilette della signora, diceva: «Io preferisco fare la lavanda ai piedi di tutte le sedie, piuttosto che mettere in ordine tutte quelle pomate. Io? un po' d'acqua, e basta! Siete pure andata alla fiera, la mia signora! Il padrone l'avete trovato. Non vi basta quello?».

E quando la giornata dolce e tranquilla declinò, aveva finito.

«Ora va là, va in riposo anche tu, povera scopa, tu sei come me!»

Ma la scopa riposò, ella no. Per una lenta abitudine ed una svanita memoria di ciò che si faceva nel suo paese di montagna, volle lucidare i rami della cucina «.... si appendevano sopra la cappa del camino e poi si mettevano in mezzo belle frasche di palme...!» E non solo lucidò i rami, ma pose in pieno assetto ogni altra cosa, poichè la dimane, che era la domenica dell'olivo, non avrebbe toccato neppure il manico della scopa.

*

Ma la giovanezza del sole al mattino batte alle vecchie pupille, dicendo: «Destati, Marta! per chi è vecchio, meglio è vegliare che dormire: di dormire è vicino il gran tempo: oggi è la domenica dell'olivo!»

E allora si levò e ripulì anche le sue vecchie carni e poi tolse gli abiti festivi.