E il signor Manzi si avviò a casa sua pensando a che cosa potesse essere.

«Che cosa potrà essere?» ruminava tra sè, e nel presentimento di andare incontro ad una disgrazia, camminava adagio come trascinato. E come fu salito nella sua stanza, tolse da un armadietto una bottiglia scura e tracannò. E si mise il soprabito e il cappello duro per andare a Milano. Ma aveva paura di andare incontro a una disgrazia, e allungò la mano nell'armadio e prese ancora quella bottiglia e tracannò ancora.

Non vi era nessun rumore nelle campagne, e le macchine non rombavano, e i telai della fabbrica non correvano, e i fumaioli non spiegavano il fumo.

«Cristo è morto, Cristo è morto! — diceva Manzi, vestendosi. — Ma non sei mica morta tu!» E indicava su la parete il ritratto di una giovane e vezzosa donna in cappello e veletta, ridente, con la testa inchinata, Sara.

Ma il foglio giallo del dispaccio lo richiamò alla realtà presente: «certamente deve essere succeduta una disgrazia; facciamosi coraggio (e rimise alla bocca la nera bottiglia e tracannò). Io non ho più molta forza per andare incontro alle disgrazie! Ma intanto, qui, qui al soprabito manca un bottone. Ci metteremo uno spillo. Ora trovare lo spillo!».

Uscì, ma nell'uscire una donna che faceva da portinaia, lo vide da una stradicciuola da cui veniva e gli fece segno di aspettare. Quando lo ebbe raggiunto, disse: «C'è una lettera per lei: stamattina non glie l'ho potuta consegnare perchè io era andata alla messa» e gli porse una lettera.

Manzi riconobbe subito la scrittura del signor Enrico e una nuova trepidazione si aggiunse alla prima.

— Lascia qui il bastone?

— No, date qua — e messosi il bastone sotto l'ascella fece per aprire la lettera, ma poi volle guardare l'orologio, ma nel taschino del gilet non lo trovò, e allora voleva tornar di sopra a prenderlo; poi si pentì e chiese alla donna: — Sapete che ora è?

— Se non sono suonate, ci deve mancar poco alle tre.