E il poveretto si mise a camminare in fretta con gran fatica perchè la strada che conduceva alla stazione era lunga, e così andando aveva strappato la busta che non si voleva far lacerare e aveva cercato di decifrare i caratteri che gli ballavano sotto gli occhi. Ne indovinò il senso più che non ne leggesse le lettere. «Dev'essere una disgrazia grossa» e questa idea lo faceva fermare, mentre invece doveva correre per non perdere la corsa. Ma giunse infine in vista della stazione. Essa si innalzava bianca, tranquilla come abbandonata nel verde, e sul cielo azzurro spiccava il tetto rosso. Nessun fischio nell'aria ferma, nessun fumo di locomotiva per la linea che si vedeva benissimo fin da lungi. Precipitò nel piccolo caffè della stazione.

— È mica partito il treno?

— C'è ancora un quarto d'ora, sempre se è in orario.

— Meno male — e respirò. — Mi porti allora un vermut che ho fatto una gran corsa.

E la padrona dall'angolo dietro il banco dove agucchiava placidamente, si levò, pulì il bicchierino a calice, lo fermò sul vassoio di ottone e versò il vermut. — Belle giornate, eh?

— Sì certo, bellissime — e spiegò la lettera e lesse e poi disse: «Dunque anche lui non sa che sua moglie è a Milano e che è ammalata. Mi domanda di urgenza se è tornata qui. Ma qui non è tornata», e stava in procinto di telegrafare dalla stazione che lui non sapeva niente di niente, ma poi gli parve meglio veder prima di che si trattava.

Il guardiano della stazione stava costruendo nel piccolo giardinetto attiguo alla stazione una specie di gabbia per le sue galline; riconobbe il Manzi e gli chiese: — Va a Milano a divertirsi un poco, eh?

Il treno apparve in fondo alla linea: un treno piccolo che era quasi vuoto. Manzi salì in un carrozzone dove era solo: il treno partì e poi si fermava a tutte le piccole stazioni senza raccogliere su nessun viaggiatore. Pareva che si avviasse verso una città morta.

— Com'è che non monta su nessuno? — chiese il Manzi al frenatore che saliva su la garetta.

— Perchè di Pasqua quelli di fuori stanno a casa loro, e quelli di Milano, se hanno comodo, vanno fuori.