E giunse a Milano che il sole era ancora alto e tutto un lato della via Manzoni ne splendeva da suoi eccelsi palagi. Dame e signori con grave andare muovevano su due marciapiedi, lungo le botteghe chiuse, come chiamati dalle foglie tenere laggiù dei giardini. Nel mezzo della via larga il tram si scontrò con due o tre cocchi signorili lucidi, ondeggianti su gran molle e tratti da cavalli dal collo ricurvo. C'era per gli occhi di Bismarck dell'automatico in quei passeggieri, in quei tram, in quei cocchi; c'era del silenzio dietro a quel rumore di grande città; c'era della tristezza dietro il lusso di quella gente adorna nel giorno festivo.
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Una nappa di seta verde svanita, che, in vece del bottone elettrico pendeva su la porta chiusa, pareva dovesse destare echi lugubri, e corrispondere a cose e persone che già andavano per lontana via ed era inutile richiamare. Tuttavia il signor Manzi tirò la nappa, e un suono di campanello risuonò nell'interno della casa, ma più forte nel cuore di lui.
Venne ad aprire la porta una giovine che era la cameriera della signora, e quella al lume diurno che ancora pendeva su le scale deserte, in quel dì festivo, riconobbe il signor Manzi ed esclamò:
— Finalmente, venga avanti!
Era una leggiadra biondina, di adolescente età. Da poco tempo era al servizio in quella casa, e il Manzi la aveva a pena intraveduta due o tre volte nella villa, chè ella il più del tempo trascorreva nelle stanze della signora: però ricordava il suo allegro riso e la sua lieta voce squillante. Ora quelle parole le aveva pronunciate in un modo così diverso che ben si capiva che qualche cosa di terribile accadeva in quella dimora in cui egli allora poneva il piede.
Egli venne avanti, ma l'anticamera era quasi buia, e le masserizie che la ingombravano, confuse e ammucchiate, rendevano più difficile l'avanzarsi, e perciò rimase lì quasi presso l'uscio e chiese:
— Come va?
La giovane si strinse nelle spalle e poi gliele voltò, e Manzi cercò di venire avanti, come più si abituava l'occhio alla penombra.