Arrivò il dottore, si parlò del caso. — Già, un caso disgraziatissimo. Una signora prudente quando si decide a certi passi, lo fa a tempo, si rivolge a persona dell'arte. Ma chissà? la paura! la fretta.... La cosa più dolorosa adesso è lui. Sono incerti del mestiere. Era una fabbrica che andava bene, vero?

In quella rombò il diretto da Genova e Manzi vide passare, davanti, la testa di lui; pareva la testa della Medusa. La barba pareva scomposta come quando uno si trova in mezzo a un temporale.

*

Ma in verità le cose passarono con più tranquillità che il Manzi non avrebbe pensato.

L'uomo era disfatto, sì bene; ma non uscì alcun grido. A lui disse: «Grazie anche a lei, Manzi.» Durante il tragitto in carrozza, parlava col dottore. Lui, di fronte ai due, era come intontito.

Sentiva queste parole di lui: «Infelice, infelice!» E poi diceva che se lo sentiva, che doveva succedere così.

Quando entrarono in quella casa, Manzi aveva una gran paura: di sentire gli urli, gli urli di quell'uomo. Ma non fu nulla di tutto questo.

Quell'uomo entrò. Lui Manzi non ebbe coraggio. Diceva fra sè: «come è coraggioso quell'uomo!»

Anche la piccola cameriera aveva paura. Diceva al Manzi che quella era la prima volta che vedeva morire una persona.