— Muore, muore davvero! — diceva con terrore.
Lei credeva che si potesse arrivare sino a morire, ma morire proprio non credeva.
Poi, nel terrore, raccontava cose che al Manzi suonavano strane per una giovanetta: che lei col suo amante avrebbe fatto tutto, fuori che quella cosa per cui si rimane incinta. — Ah, mai più, mai più! — ripeteva.
Manzi, ogni tanto era attratto là, verso quella stanza. Gli pareva che ci fossero tanti lumi, là.
Vedeva lei avviticchiata al collo di lui; ma poi un rantolo, un singhiozzo, lo respingevano indietro.
Ogni tanto passava la levatrice per questo e per quello.
Diceva: — Una donna robusta. Stenta a morire. Ma è già via con la testa: adesso dice che vuole andare a fare Pasqua con Lolò e con la nonna.
Ma poi si udì un grido di là.
Manzi ne ebbe come una lacerazione, e balzò. Vedeva lei che si veniva distaccando da lui. Quei grandi capelli di lei strisciavano sul volto dell'uomo, e seguivano la testa di lei.
Lei si era rovesciata sul cuscino.