Allora lo condussero via, quell'uomo.

Guardava tutti con occhi inebetiti come per interrogare.

Rispose la levatrice e disse con voce forte, come con voce piana avea parlato sino allora. — Sì, possiamo aprire le finestre.

E fu una cosa curiosa. Quando furono aperte le finestre non era più notte e nè meno l'alba: era giorno col sole.

E il sole entrò.

Il cero che prima ardeva e pareva così grande, impicciolì e si allontanò anche lui.

Anche quel cadavere di femmina adultera che giaceva, parve allontanarsi.

L'uomo fece per accostarsi al letto, ma il fantasma del dramma che si era svolto in quell'anima e in quel corpo, si rilevò tutto grande e mostruoso davanti a lui, e lo tenne indietro.

Le coperte segnavano la curva di quelle miserabili carni che la concupiscenza avea un tempo toccato col suo fremito.

Il ventre si disegnava nettamente rigonfio come una tumefazione di male che ella, la martire, austera ora, trascinava dietro a sè, e a qual torso erano congiunte le braccia rigidamente, e le gambe. La passione le aveva agitate in ignoti amplessi; ora giacevano rigidamente.