L'amante non avrebbe più osato accostarsi.

L'uomo tradito fece ancora un gesto per avvicinarsi a quella che era stata la sua Maria; ma ella stessa si era già allontanata.

E mentre nessuno parlava più, si udì bene la voce della giovane che chiedeva con angoscia:

— Ma non c'è in tutta la casa una croce da mettere sul petto della povera signora?

Milano, 1899.

LA MORTE DI UN RE.

Quando io avevo dieci anni, o giù di lì, giocavo coi re, e fu il solo tempo in cui vissi in dimestichezza con gente di gran paraggio. Li avea fatti io stesso di cartone e dipinti di rosso e di azzurro con elmo e spada. L'ho a mente quella stanzaccia a soffitta, diroccata, con un odor di topi. Là i miei re conducevano un'esistenza da fare invidia ai veri re della terra. Si cavavano tutte le voglie, i miei nobili re. Ma in fondo ero io che mi cavavo le mie: ed era certamente per questa specie di incantamento che io non mi stancavo mai dal giocare a quel giuoco silenzioso e calmo, ma pieno di terribili cose; giacchè vendicarsi, sterminare i nemici e farne strage, e poi riportarne il trionfo era il più grande de' miei piaceri.

I miei di casa si meravigliavano come io potessi stare per ore e ore con un pupazzo in una mano e un pupazzo nell'altra, e non capivano che era un re che parlava ad un altro re suo rivale, vinto, stretto in catene davanti a lui.

Io non ero malvagio, ma i miei re erano terribilmente feroci, e inesorabili. Quali diritti esercitavano mai!