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Si giunse al convento che calava la sera, non però così tardi che non fosse rimasto nella dispensa della foresteria un buon pezzo d'agnello allo spiedo che i buoni padri ci offersero con quella ospitalità semplice che non obbliga, e che vale più di ogni studiata cortesia.
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Il dì seguente eravamo tutti amici: ospiti e frati. Io ebbi una stanzetta per me, pulita, semplice, fresca che era una delizia; senza specchio, ben inteso, e coll'inginocchiatoio: ma la mia compagna di viaggio si querelava del malo alloggio all'ospizio delle bizze ove sono raccolte le donne, giacchè nel convento è clausura.
— Ma te l'ho pur detto — badava io a dire — che questo non sarebbe stato il viaggio di nozze!
Fu così che anticipammo la partenza con gran rincrescimento mio e de' buoni padri, che ci vollero pur donare di molti scapolari, coroncine, medaglie, con le quali si era garantiti da mali incontri e da sventure.
Erano le due del dopo mezzodì quando partimmo: le cavalcature riposate e fresche, attendevano sellate e bardate sotto certi gran faggi al riparo del sole.
La colazione era stata eccellente e la guida si era munita di un paio di bottiglie di ottimo vino toscano come viatico più positivo del viaggio.
Non si poteva partire sotto migliori auspicî: e avevamo deciso di pernottare a Monte Coronaro, e il dì seguente percorrere la seconda tappa sino a Sant'Agata Feltria.
Rivedemmo la valle dove avevamo incontrato le pastorelle, ripassammo fra le odiose felci e domandai ancora: «Che cosa sono quei sassi negli alberi?»