«Niente!» ripetè la guida. «Facciamo presto chè non ci colga la notte sul bastione!»

Le grige case di Monte Coronaro si distinguevano bene lontano, lontano di contro, e l'animo — non so perchè — sospirava di giungervi.

— Ci arriveremo in un'ora?

— Un'ora è poco: arriveremo a un'ora di notte, ma adesso siamo fuori da quelle maledette forre e poi sorge la luna. — Così insegnò la guida.

Si camminava allora su e giù per un greto biancastro e nudo, dove le ombre dei somieri si proiettavano lievi davanti. Era l'ombra del lume lunare. Procedevamo cautamente in quelle lattee penombre della luna nascente, in fila, e i due lumi di Monte Coronaro splendevano come nelle fole dei bimbi. Non c'era altro rumore che il franare del greto al passo dei somieri.

— Troveremo la cena? — chiese la mia compagna.

— Certamente: e il vino è squisito — diss'io.

— E un pollo in padella e una frittata non mancano mai — disse la guida. Nè altro dicemmo.

Pure io guardava innanzi e non so perchè rabbrividii quando nel biancore vidi elevarsi un non so che era.

Era un cespuglio, un rovo! e respirai. Volevo domandare alla compagna: — Hai paura? — e mi seccava di fare quella domanda che pur ricorreva così insistente.