Lo scrivente fece cenno di no con la testa e l'altro milite disse che avevano mangiato due ore prima alle Balze.
Io mi sforzai di provocare il carabiniere ad un discorso possibile e sensato, e gli chiesi de' malandrini, se li avesse veduti, se almeno sapesse dove bazzicavano; e tali domande rivolgevo per sapermi regolare sul da farsi il domani: chè non era partito da pigliarsi a cuor leggero. Ma non riuscii a cavargli di bocca che poche e confuse parole.
Anche qui intervenne il giovane con sicurezza offensiva di parole che mi sorprese. Anche suo babbo gli diè su la voce.
— State cheto, babbo, che io ho tutte le cose mie a posto e so quel che faccio e so quel che dico! — e a noi spiegò così:
— Che cosa vuole che lui sappia dove sono i banditi? Lui fa le sue pattuglie, poniamo come questa sera, dalle Balze a Monte Coronaro, per la strada che gli è prescritta. Per far capire poi che è in pace con tutti, o mette il fazzoletto in cima alla carabina; o viene giù cantando per tutta la strada, quant'è lunga.
Parlava quell'aitante giovane stando ritto e con voce sarcastica tanto che io temetti che il carabiniere s'avesse a levare in piede e i due si azzuffassero: invece nulla. Colui crollava il capo e diceva ogni tanto: «eh, sie!» oppure «non mi vuoi più bene, Menico!» e piuttosto fissava con insistenza me e la mia compagna.
Infine puntò il dito contro di noi e come avesse trovato le idee che cercava, disse:
— Loro due sono saltimbanchi, è vero?
Io e la mia compagna ci guardammo in volto, sorpresi più che sgradevolmente.
Cercai di persuadere che non eravamo saltimbanchi, e anche per prevenire una possibile ingiunzione di mostrare le nostre carte, levai dal portafoglio il libretto con tanto di stemma reale.