Speravo che la vista del documento avrebbe avuto forza di far ritrattare la poco lusinghiera asserzione: ma non fu così: il carabiniere non si commosse niente alla mia presentazione e insisteva che noi eravamo due saltimbanchi.

— A voi — mi disse con tono prepotente — vi ho visto alla sagra di San Piero far ballare l'orso, e quella bella biondina l'ho vista saltare su la corda.

*

L'ostessa si era accostata a noi col lume in mano e disse:

— Se vogliono venire a dormire, la stanza è pronta.

Demmo la buona notte e salimmo in una stanza del primo piano che ci era stata allestita. Era quanto di meglio ci rimaneva da fare per allora.

— Doveva proprio capitare quello sciagurato d'un carabiniere — disse la donna posando il lume che rischiarava a mala pena una stanzetta bassa, nuda, con un odore di chiuso e di reste di cipolle, appese ai travi; e da un lato, occupata tutta da un letto così alto che per salirvi ci voleva la scala.

— Vedano — proseguì — quello lì è un prepotente, un cattivo, un poco di buono: con gli altri si prende la libertà di fare e di dire. Non ci è che mio figliuolo che lo faccia star a dovere e più gliene dice, più lui sta cheto. Loro però, a ogni buon conto, mettano il catenaccio all'uscio e non aprano, veh! Già non busseranno, ma dovessero anche bussare.... — e ci diè la buona notte.

Buona notte! Crudele ironia dell'augurio! Apro la finestra per dare aria a quell'antro e, tratto il catenaccio, lo scuro della finestrola stridette sui cardini e si aprì da per sè. Meravigliosa notte! La luna innondava di un bagliore purissimo la cupa valle: il Fumaiuolo, come un'immensa schiena chiudeva l'orizzonte, lasciando poco spazio al trasparente azzurreggiare del cielo. Sotto, digradavano i tetti d'ardesia delle poche casupole di Monte Coronaro, immerse in un silenzio lugubre, appena rotto dallo scalciare di qualche giumento nelle stalle.

Sentii un singhiozzare represso dietro di me. Era la mia compagna che piangeva.