Perchè da quello che si legge e che si ode pare che non scarso sia il numero di coloro (e questa non è gente nè malvagia nè volgare) che vivono malcontenti e che hanno perduta ogni fede in ogni buon ordinamento e in ogni legge: ma si sentono gravati come da un'immensa oppressione che non si sa in che cosa propriamente consista, ed hanno bisogno di muoversi più liberamente e più lietamente per questo mondo.

Allora ho voluto consultare quei savi che si dicono antropologi e filosofi positivi per sapere quale sia la diagnosi di questo male che affligge la nostra età, ed ecco quale ne fu il responso: «Anarchia: cioè adempimento di ogni istinto indomabile ed irrefrenabile; antisociabilità, ritorno atavico all'animalità primitiva, degenerazione ampiamente diffusa che si manifesta tanto con una opera dell'Ibsen e del Tolstoi, degenerazione superiore; come una pentola di nitroglicerina, degenerazione inferiore — forme varie di una malattia unica».

Il linguaggio di questi signori è categorico e proviene dalla gran sicurezza che sentono della loro scienza. Essi, in certo modo, sono come dei medici che hanno in cura l'umanità e col termometro sotto l'ascella ne sanno compulsare ogni menomo moto ed ogni più lieve squilibrio. Da tale superiorità proviene anche il fatto che essi ragionano con un'olimpica indifferenza come se questa infermità crescesse non sul nostro corpo sociale ma su quello degli abitanti della Luna.

O come avviene — ho chiesto loro umilmente — che la nostra società la quale corre a tutto vapore su le rotaie positive della scienza, verso la stazione di un avvenire sociale perfetto, debba avere il sangue così guasto da produrre tali degenerazioni?

La risposta che si degnarono di darmi fu enigmatica, e da quel che ho capito, pare che dicessero che le cause del male si debbono trovare nel fatto che noi attraversiamo ora un periodo di passaggio: ma che il giorno in cui le democrazie sociali avranno raggiunto il loro completo sviluppo, l'umanità si muoverà liscia senza stridere e senza urti, come una macchina motrice dei più perfetti sistemi.

Essi ne hanno la piena convinzione, ed io mi sono ben guardato dal dubitarne.

Uno anzi dei maggiori sacerdoti dell'avvenire e del positivismo in un suo libro recente non esita a dichiarare che la fede in Dio, gli entusiasmi, gli eccitamenti affettivi sono un errore soggettivo dell'uomo. Anche l'arte non è altro che una deviazione iniziale dalla salute perfetta.

E dal punto di vista di questi signori le cose sono propriamente così. Se l'ideale della società deve essere come il funzionamento di una gran macchina di cui ogni individuo rappresenta un ordigno condannato alla schiavitù di movimenti prestabiliti, certo in tale caso ogni forma autonoma dell'individuo diventa una deviazione dalla verità. Così poniamo che io parta dal concetto che solamente le forme geometriche siano normali e buone: e ognuno può vedere quale immenso lavoro rimarrebbe a fare per disporre le cose naturali secondo questa supposta perfetta struttura. Del resto è innegabile che se noi potessimo, ridurremmo tutto a forme simmetriche e geometriche, come quelle che ci si presentano più belle e conformi al nostro gusto. La meravigliosa assimetria, la sapiente irregolarità della natura ci spiace. Quale felicità se noi potessimo dare ai monti, ai mari, ai fiumi una forma uguale, con i cucuzzoli, i bacini, i corsi già stabiliti in qualche studio tecnico, ne lo stesso modo che nei giardini si potano le piante, le si contorcono, si cimano le erbe come la barba di una persona per bene.

Ma ritornando a quei signori sapienti, io sarei anche disposto a credere che essi come gente di molto ingegno e di grande studio, non ragionino così perchè ne abbiano una convinzione vera e profonda, ma perchè esiste per così dire nell'aria, questa specie di diffusa tirannide contro le manifestazioni individuali e geniali, ed essi di questa opinione sentono l'influsso o la suggestione, come ora si dice, e sono portati involontariamente a darvi la sanzione scientifica.

Si aggiunge poi un altro fatto: e questo è che, per la ragione del forte contrasto e del confronto che ne segue, tutte quelle che sono davvero forme individuali e geniali, assumono indubbiamente uno strano aspetto di pazzesco e di ridicolo. Uno che abbia una grande idealità ci fa l'effetto come di un torrione diroccato che debba caderci a dosso e farci del male. Lo si guarda un po' ridendo, un po' con sospetto: ma lo si lascia solo. Ed è in questo caso che si svolgono nell'individuo quelle forme davvero generative ed anarchiche di cui il nostro pittore è un modesto ma ben eloquente saggio.