Sapeva però di lui come dopo molto oscillare fra varie idealità di fortuna e di onori, era andato a cadere in un ufficio del Ministero della Pubblica Istruzione; un impiego buono, a quanto mi dissero, dove c'era da coprirsi contro le raffiche della miseria e da sfamarsi bene: e anche questo che sembra un'inverosimiglianza quando si ha il fuoco della giovinezza, più tardi può diventare un'idealità; lo sfamarsi bene, dico.

Mi rispose con l'affetto di una volta, compiangendomi e confortandomi.

— Ma chi sa — egli concludeva — che il dover lasciare quella tua esistenza oziosa e vana non sia principio di altra migliore, dove ti troverai cosciente di te e però lieto e tranquillo. Ho caro che tu entri ne la nostra compagnia dei lavoratori e perciò ho fatto il possibile per soddisfarti. La tua laurea in legge non ti darebbe diritto di ottenere un posto ne l'insegnamento; ma io tanto mi sono adoperato, che sono riuscito a procacciarti una cattedra di professore nel Ginnasio di C***. È un ufficio umile e non molto lucroso; ma altro ufficio più nobile di questo di educare la gioventù non saprei nè potrei offrirti. Ritemprati dunque in questo lavoro, riconfortati ne lo studio degli antichi, e la loro sapienza sarà un balsamo per il tuo dolore come lo fu per altre nobili anime, per tutte le avversità della vita.

Io, a dire il vero, aveva poca esperienza di quello che fosse una scuola, perchè i primi studi li aveva compiti in casa mia, sotto la guida di valenti maestri che mio padre faceva venire dalla vicina città. Mi ricordo però che gli studi letterari mi piacevano, così che l'idea di rinnovare la conoscenza con Cicerone e con le grammatiche non mi riuscì punto spiacevole; anzi mi parve come di dover rivivere quando era ragazzino e facevo i miei compiti in pulito su la bella tavola da pranzo, con dei bei libri legati in pelle; e mia madre ricamava presso di me. La sera, dopo pranzo, il babbo mi raccontava la storia di Roma un po' a suo modo. Insomma erano dolci ricordi che rifiorivano!... Mi sovvenivo anche di uomini di grido e famosi, ne l'antichità come nei tempi moderni, che tennero fronte all'avversità facendo il maestro di scuola. Questo pensiero mi nobilitava ai miei occhi: e poi l'idea di sacrificarmi per mia madre, di compiere un alto dovere, produceva in me non so quale esaltazione eroica. Infine, come avviene a tutte le nature deboli e che non hanno il coraggio di guardare in faccia l'avvenire, io riempivo il non sperimentato e l'ignoto con felici vicende, e ne la facilità con cui aveva ottenuto quel posto, intravvedevo un mistico contrassegno di fortuna avvenire.

Con tutto questo non partecipai a nessuno dei miei conoscenti la mia decisione; ma a quei pochi da cui sarebbe stato sconveniente partirsene insalutato, addussi come pretesto un lungo viaggio in terra lontana. Anche a mia madre non scrissi nulla di preciso; solo dissi di avere ottenuto un onorevole ufficio dal governo; e perchè vi prestasse maggior fede, le diedi il mio recapito a Napoli, da cui non molto lungi era la cittaduzza destinata per mia nuova residenza. E partii.

***

Incipit vita nova. Ma qui dei primi tempi la memoria in gran parte è svanita, e solo intravvedo un'oppressione di cose e gente nuove e confuse.

Vedrò pur tuttavia di ricordarmene. Il viaggio lo compii piacevolmente, senza pensarci molto alla mia nuova esistenza. Imaginavo forse che avrei visto tutte le autorità scolastiche ed i colleghi in abito nero a ricevermi alla stazione? No davvero; ma mi pareva che avrei provato qualche gradevole sorpresa.

Quando arrivai era una domenica: domando ad uno, domando ad un altro dove erano le scuole e nessuno mi sapeva indicare. Finalmente un prete seppe dirmene qualcosa. Vado su, su per una viuzza stretta, sucida, con tutte le comarelle presso gli sporti e i ragazzi che si ruzzolavano da presso.