Qualche cosa come un'insegna e una scritta pendevano da una porta un po' più grande delle altre: supposi che quella fosse la scuola, nè mi era sbagliato.

Un uomo che stava in uno stambugio, intento a legare dei libri (era il custode) mi precedette su per le scale, aperse la porta di una stanza, mi annunciò; e allora vidi un uomo di mezza età, vestito di nero, levarsi dallo scrittoio e venirmi incontro con un «oh!» che sonava un po' meraviglia e un po' rimprovero perchè, come mi disse poi, mi attendeva già da qualche giorno. Era il direttore di quel ginnasio.

Un'altra persona era con lui; un vecchietto mal vestito e tabaccoso che al mio arrivare salutò rispettosamente ed uscì.

Quando fummo soli, quel signore cominciò senz'altro a darmi moltissime informazioni di cose scolastiche con una voce cadenzata e lenta di cui non percepivo che il suono; però mi scossi dolorosamente quando disse:

—.... io so da private informazioni che ella non è fornito di diploma e che questo posto le fu concesso per singolare favore, e tenuto anche conto delle benemerenze della di lei famiglia. Questo perciò le impone l'obbligo di studiare, di fare del suo meglio e vedere di procacciarsi nel più breve tempo possibile l'abilitazione che si richiede....

Poi parlò della carriera, e infine dello stipendio che avrei percepito.

— Ma come si fa a viverci? — domandai con dolorosa sorpresa perchè quella somma per me rappresentava a pena il salario di un cuoco o di un cocchiere di casa signorile; ma come è facile pensare, non dissi nulla.

— Eh, signor mio — rispose lui sorridendo e posando con indiscreta curiosità lo sguardo su la eleganza del mio vestito — certo è che bisogna adattarsi e sapere contare il valore del danaro. Ma infine ella è scapolo e la vita qui non è costosa. Vi sono stanze decentissime a quindici lire al mese, ed ella può trovare una pensione soddisfacente a cinquanta lire. Veda quindi che le rimane più che metà dello stipendio per ciò che è vestiario e minuti piaceri....

Io non risposi; so che mi sentiva come un freddo di avvilimento a quelle parole. E poi quel tuono di superiorità e di autorità mi sonava nuovo; mi rimescolava tutto di dentro e nel tempo stesso mi incuteva rispetto. Di queste gerarchie di uomini che comandano agli altri, non ne avea la più lontana idea. Ma dunque vi sono di quelli che vestono non la livrea ma come noi e pure vivono tutta la vita sotto la soggezione degli altri?

—.... E che dovrebbero poi dire — proseguiva lui — quelli che sono carichi di famiglia? Il signore che è uscito poco fa e che era qui mentre ella è entrato, ha cinque figli....