Era vero: contro quegl'altri mi doveva rivolgere e feci per tornare in dietro e domandare ragione dell'oltraggio. Che oltraggio? Avevano detto: la cagna del professore. Era o non era così? Sì, certo? e allora? e allora che riparazione chiedere? A quell'ira momentanea successe una prostrazione di tutte le forze come se i nervi mi si fossero tagliati. Mi passai la mano su la fronte e la sentii fredda e umidiccia e poi proseguii camminando, andando lontano, fuor del paese, dove non c'era gente, dove non c'era nessuno ne le vie polverose battute dal sole.
Ma anche il sole fu crudele quel giorno verso di me, perchè investendomi da ogni parte, suscitava dal mio abito nero dei riflessi verdognoli; e tenendo il capo basso per osservare quel colore della miseria, mi avvidi che i calzoni erano sospesi in alto, su le scarpe, con ignobili frange.
Non trovai altro scampo che mettermi a camminare, camminare forte perchè non mi raggiungessero. V'era qualche cosa che mi correva dietro.
Era un char-a-banc, come usano laggiù. Più di venti persone sedevano sui banchi; il cavallaccio fuggiva sbrigliato e arrembato con fragore di sonagliere. Mi oltrepassò e scomparve. Ma il rumore mi rimase ne gli orecchi.
Mi pareva poi che venisse dietro a me una cavalcata di pensieri schernevoli e pazzeschi. Cavalcavano dei cavalli apocalittici, maceri come la mia cagna; ma pur a spronate e a scudisciate avevano levato il trotto, e coi zoccoli battevano su la strada sonora e polverosa con cadenza precipitata; «e dai! e dai! e dai!» urlavano tutti dietro di me e si udivano risa atroci e sghignazzamenti senza fine. Poi quei fantasmi scomparvero o svoltarono. Allentai il passo e mi accorsi che camminavo lungo una bella riviera, dove l'acqua, fra le verdi sponde, correva lene e cristallina su la ghiaia. Quella vista mi calmò un poco, e così andando, giunsi che il sole era alto e la campagna deserta, perchè era domenica, giunsi, dico, presso una grande e famosa necropoli latina. Fra le agave smisurate si apriva il sentiero che conduce a Pompei. Ci ero stato appunto lo scorso anno, e mi stava ne la memoria l'impressione lieta e riposata d'allora. Era una domenica e avea con me cinque o sei dei miei scolaretti più diligenti. Io mi ero preparato a fare alcune spiegazioni e girando per quei fori, in mezzo a quei ruderi giganteschi, aveva suscitato alla loro fantasia molte e belle immagini di uomini virtuosi e di opere degne. Poi, al ritorno, si era fatto un piccolo asciolvere in un'osteriuccia di campagna, sotto una pergola; e fra quei visi freschi di giovanetti intenti a divorare con più devozione che non avessero udite le mie parole, provava uno struggimento di conforto, un desiderio di far bene, di far sempre di più.
Ma quel giorno le nobili impressioni non fu possibile di rinnovare. La mente correva per un'altra strada. Le ombre latine e gli spiriti magni quel giorno dormivano il loro sonno immortale; ma vidi per il foro grandioso, per la via decumana accalcarsi un sollazzevole popolo che si dava buon tempo; e parean dire: «Stolto che tu sei! non ombre magne e come te dolorose, ma ombre liete fummo!» e vidi isnelle bellezze di etère greche, numerose ed impudiche proprio come adesso. E fra le eleganze delle marmoree colonne, degli atrii; fra le pulite pietre delle terme, per gli splendenti mosaici, vedeva gente intenta a godersi la vita.
***
La domenica seguente seppi che cosa significava quella parola che aveva udita e che terminava in ai.
C'era lì nel paese un certo signor tale, commerciante in calce e in mattoni, uomo sui cinquant'anni, ma esuberante di rozza e spavalda vitalità, di quelli che sanno fare a tenere allegre le brigate e rispondere con bei motti. Costui ci aveva preso gusto della mia compagnia e gradiva molto che io fossi con lui, tanto che per evitarne la volgarità e le intemperanti facezie, lo sfuggivo bene e spesso. Ma lui se mi incontrava col carrettino voleva che salissi; se era al caffè mi costringeva a sedere e a sorbirmi una bibita che non c'era verso di pagare.
— Voi altri professori — diceva cacciando le mani in tasca e poi facendo cadere dall'alto i soldi sul vassoio — sarete fior di letterati, ma avete una bolletta santissima!