Io sino allora non ci aveva fatto caso di queste confidenze avanzate. Mi parevano segno di animo un po' rozzo ma affettuoso; e ne la mia equanimità di uomo savio, lo compativo in segreto.
Dunque quella domenica mi disse fermandomi in mezzo al passeggio, con lo zigaro in bocca e posandomi la mano su la spalla:
— Be', come sta Patirai?
— Chi è Patirai? — chiesi sorpreso.
— Bella! — fece lui — se non lo sai tu, chi vuoi che lo sappia? Patirai è il nome della tua cagna. Tutti la chiamano così.
— E perchè? — domandai arrossendo.
— Perchè è così magra; e poi dicono che deve patire la fame a stare con te.
— Cosa vuoi; scusa, non te ne avere a male, ma ti vedono andare in pensione in un'osteria di secondo ordine a quarantacinque lire al mese, dove ci sono tutti impiegatucci di dogana, delle poste....
— Sì, ma ci va anche il vice pretore — obbiettai io perchè non mi sovvenne lì per lì, o non osai dire la cagione vera.