Io andava così pensando lungo la riva del mare e il sole dardeggiava sul mio capo, e le mie idee turbinavano a tondo come in una ridda.

Mi sedetti su di uno scoglio e mi colpiva il mare col suo bagliore di cobalto ardente.

Ma le onde battevano su la scogliera. Venivano dall'alto, verdi, erte, trasparenti come vetro di smeraldo; più e più affrettavano la corsa, spumeggiavano ne la cresta, si accartocciavano e rompevano fragorose e rapide con infinito pulviscolo ai miei piedi.

— Lo vedi tu, sorella azzurra? lo vedi tu, sorella bianca? — dicevano l'una all'altra movendomi in contro. — Quegli è un matto! Egli era nato in buono stato; poteva far la traversata della vita senza accorgersene, come un pulcino in una scatola di bambagia. Ne la tua società — mi domandavano — non ce n'erano più di marchese vecchie con la prurigine della lussuria; non c'erano fanciulle ereditiere da sposare; non c'erano sul tappeto verde del tuo club buoni da mille da guadagnare? No! Egli si è voluto attentare inerme e nudo contro l'immane battaglia della vita, ed è montato in buona fede su la nave della virtù. Ora è in mezzo al mare, ed il vascello dei fantasmi varca, ed egli ha paura perchè si è trovato solo. Credevi forse di trovarci degli uomini veri per compagni? Erano fantasmi quelli che apparivano. La nave della virtù non ha viandanti, non ha porto che la ricetti. Solo l'isola della Utopia l'accoglie qualche volta nel suo eterno errore. Almeno Don Chisciotte, lo squallido cavaliere, si era messo una corazza di cartone e sul capo un bacile da barbiere.

Così parevano schernirmi le onde.

Ma io dovetti errare molto su e giù per le anfrattuosità della costiera, perchè non mi avvidi che il sole discendeva, e solo le tenebre mi fecero trovare la via del ritorno.

Quando fui a casa, m'accorsi che la cagna non c'era più: evidentemente si era smarrita o si era addormentata, ed io mi ero levato e me n'era andato.

Non ne provai dispiacere, e non pensai nè meno che essa avrebbe guaito tutta la notte cercandomi su e giù per la riva; che avrebbe potuto cadere in mare, che alla mattina avrebbe avuto fame: io non ci pensai. Avevo una gran stanchezza e dormii tutta la notte quanto fu lunga senza risentirmi.

Il giorno seguente mi persuasi che si era affogata; perchè altrimenti a quell'ora avrebbe fatto ritorno; e stavo col cuore sospeso temendo di udirla raspare alla porta. Nulla!

Così passarono diversi giorni e a me pareva di essere più libero allora che Patirai non c'era più. Perchè v'era quel brutto nome di Patirai, quello schernevole nome di Patirai che non mi si voleva staccare dal cervello. A tutto ciò che è buono e che è debole si può dare il nome di Patirai: un nome che fa ridere! Ma la cagna era affogata: dunque tutto era finito; anche il nome mi si scancellava a poco a poco dalla visione della mente.