Mi avevano riconosciuto: era il maestro, l'entusiasta maestro di virtù classiche e di umanesimo applicato all'infanzia che veniva a constatare de visu la perfetta inutilità del suo metodo.
Voi avete capito quale fosse l'impresa di gesta de' miei scolari; essi davano fuoco a Patirai; all'imbelle, alla lamentevole Patirai.
La paglia di cui l'avevano circondata, crepitava in istami rossi e fuligginosi che poi si facevano neri, si sfacevano e si spegnevano. Mi accostai all'albero dove la cagnolina era legata con un grosso canape; la sciolsi, e poi me la ricoverai in braccio. Essa gemeva e mi lambiva: seguitò poi a lambirmi per tutta la strada.
Il pelo era mezzo bruciacchiato che mandava un fetore insopportabile; pure non la deposi e feci tutta la strada così. Su la spalla un lembo di pelle cadeva e mostrava la carne viva, tanto che la zampina ne era offesa e la teneva sul mio braccio come morta; e ogni tanto guaiva.
Quando mi si parò davanti la luce dei fanali della barriera (si era fatta notte) la deposi, e lei mi seguì sino a casa saltellando a sbalzi, con la zampina rattrappita.
Comperai dallo speziale un po' di pomata; e quando fui di sopra ne la stanza, la curai alla meglio e le fasciai con due fazzoletti la ferita. Essa lasciava fare senza più lamentarsi; soltanto mi seguiva con gli occhi.
— Adesso ti andrò a prendere del latte e te ne farò un po' di zuppa — dissi come se avesse dovuto intendere — e tu starai buona, è vero? e farai la cuccia dove vuoi tu, sul letto, che ti piaceva tanto, su questo bel cuscino.
Uscii, comperai il latte, le feci la zuppa, ma non la mangiò. Allora la accarezzai pianamente. Pensai per un momento di condurla con me all'osteria e non abbandonarla lì sola; ma era troppo sfigurata e deforme, e tutti mi avrebbero chiesto come l'avessi ritrovata dopo tanto tempo e chi l'avesse conciata a quel modo.
Ora io sentivo che ne avrei sofferto a raccontare quell'avventura di Patirai; anzi avrei voluto anch'io non pensarci, ma mi sentivo un avvilimento profondo, e insieme un'idea fissa sorgeva da quella insensibilità torpida di prima e si andava schiarendo a poco a poco.
Con la mano dentro lo sparato della camicia, mi tormentavo il petto; ma non riuscivo di trovare uno sfogo al dolore di quell'idea.