Andai all'osteria. Per fortuna quando misi il piede ne la saletta tutti avevano finito di desinare e ragionavano calorosamente con gran voci e gran gesti dell'ultima seduta parlamentare. Mi sedetti quasi inavvertito al solito posto.
— La minestra è stracotta — disse l'oste, mettendomi davanti la zuppiera e levando il piatto che ne conservava il calore. — Colpa vostra; siete venuto tardi. Chi tardi arriva male alloggia.
Io non risposi; mi provai a mangiare, ma per la gola non ci andava giù il cibo; allora bevvi in due bicchieri tutto il mezzo litro di vino perchè mi sentivo arso di dentro, e poi aveva bisogno di calmare come un tremito di convulso che mi scoteva tutto.
Stavo per sbarazzarmi della sedia, levarmi, andarmene, quando avvenne che il vice pretore, un omino sui quarant'anni, si distraesse dalla questione, e appena ebbe posato lo sguardo sopra di me, vi si fermò, e mi chiese inarcando le ciglia:
— Caro professore, ih, che brutta ciera avete voi!
Mi sforzai di sorridere senza parlare; ma sentii io stesso che il sorriso era più tosto una smorfia dolorosa; e lui certo se ne avvide perchè mi domandò con premura:
— Vi è forse accaduta qualche disgrazia? avete avuto una cattiva notizia?
Sorrisi ancora; cercai con uno sforzo di trovare una risposta che fosse d'altra natura che quell'idea che mi si era inchiodata di dentro; finalmente mi parve di averla trovata, e posando il capo su la palma della mano, domandai con voce che cercavo sonasse tranquilla e come indifferente:
— Caro avvocato, io vorrei sapere perchè ne le vostre leggi non ci mettete un articolo che punisca con un paio d'anni di galera, per lo meno, quegli infami che si divertono a martoriare un essere, creatura di Dio, che non si può difendere perchè non ha forza da difendersi, perchè se chiama aiuto non ha nessuno che gli risponda, perchè se piange, se urla, tutti si mettono a ridere....
Il vice pretore aveva preso la questione sul serio e mi guardava per iscrutare quale cosa io volessi dire, poi mi fece cenno del capo come a significare: «Spiegatevi più chiaramente.»