Allora richiamai la voce che sentivo che si era alterata, alle proporzioni naturali, e seguitai con studiata indifferenza:
— Una cosa da nulla, un'inezia. Dopo mezzodì, voi sapete, si schiaccia un sonnellino. Quest'oggi, non so come, non riuscii a chiudere occhio; dunque mi alzo e vado fuori. Voi vi ricorderete anche che io aveva una cagnolina....
A questa parola la mia voce si intenerì al ricordo, e il volto del vice pretore fece invece una smorfia come per dire: «Ho capito, voi mi raccontate una qualche sciocchezza»; e fu allora che io perdetti la padronanza che aveva conservata su di me sino a quel punto, e cominciai a raccontare quella scena atroce di barbarie che non era, no, una sciocchezza. Certo io mi devo essere esaltato in quella narrazione, ma non mi sovviene; ricordo però che vi fu un certo momento in cui mi sorprese la mia voce stessa che suonava sola, in alto, in mezzo ad un silenzio completo.
Tutti si erano voltati verso di me; tutti quei volti mi guardavano con meraviglia. Anche il cuoco si era accostato al tavolo, col suo ventre coperto dal grembiule, e il guattero stava con la testa sull'uscio della cucina e con un tondo in mano.
Allora mi sentii sorpreso, avvilito e d'improvviso tacqui.
— Eh, per Dio — ruppe uno de' miei soliti commensali il silenzio —, per una cagnaccia rognosa c'è bisogno di pigliarsela tanto calda?
— No, che non è per la cagnaccia rognosa! — ribattei io, prendendo coraggio dalla sprezzante interruzione e dando sfogo alla fine a quell'idea che mi ribolliva dentro. — Legatele un sasso al collo, buttatela in mare, cosa me ne importa? Ma è ben altro. È che l'odio nostro contro tutto ciò che è più debole di noi, raggiunge un così alto grado di ferocia istintiva e di voluttà da vergognarci del titolo naturale di homo sapiens! È questo che io voglio dire! Voi risponderete che è tutt'al più un lascito di eredità dei tempi che furono prima della storia, quando l'uomo conduceva vita selvaggia. Non è vero. La nostra ipocrisia e il nostro orgoglio di uomini civili ci fanno credere così; eppure no, esso è l'istinto naturale, eterno dell'uomo: dilaniare tutto ciò che è più debole e più buono. Questo è l'assioma su cui si regge la storia. O povera Patirai! Se tu fossi stata un feroce mastino, altro che sghignazzare ne la scuola, altro che darti fuoco! ti avrebbero dato il pane e ceduta la destra!
Tenete bene a mente quello che ora dico: Noi potremo volare per l'aria; illuminare la notte come il giorno; scoprire tutti i segreti dell'anima e della natura; prolungare la vita per dei secoli; non lavorare più nessuno; far lavorare il sole, le maree; domare al servizio le tempeste, i terremoti: tutto è possibile. Ma l'animo dell'uomo non si muterà di una linea ne la sua sostanza, come non l'abbiamo migliorato sino adesso. E allora che importa tutto il resto? Io ci credevo una volta, poi ne ho dubitato e adesso non ci credo più. Già, io la aveva questa fede sublime: adesso ne rido. Pigliate le uova delle biscie e dei coccodrilli; curatele: sperate che ne vengano fuori dei colibrì e degli uccelli del paradiso? Tutto è inutile; serpi verran fuori; rettili e serpi a grumi, vermi a fiotti, coccodrilli a schiere.... Eppure sembrano uova come le altre; sono piccine piccine, liscie liscie. Ci si può illudere facilmente, e poi ci si guadagna anche a fingere di crederci. Esaminate i bambini, i giovanetti; così biondi, così gentili, che gemono per un taglio, che hanno una vocina così soave, dei gesti da innamorare; si direbbe che stanno per spuntar le ali! No: è tutto seme di vipere. Mi ricordo un esempio che ho veduto a Napoli: allora non ci pensai; ci penso ora: sentite. All'ospedale, in uno stambugio a piano terreno, era esposto un cadavere, meglio, una carogna umana, per il riconoscimento: qualche cosa da far torcere la vista ad un medico positivista tanto era deforme! Quando si pensa che la creatura umana debba ridursi così, viene da rinnegare Dio, parola d'onore! Bene; i ragazzi che uscivano dalla scuola, una cinquantina, si diedero la voce: «il morto, il morto!» perchè uno era venuto a dar la notizia, e tutti a correre per vederlo, e tutti attorno: era un gridìo, un cinguettìo allegro di ammirazioni, di osservazioni, di ingenuità sconce da far maledire la razza umana; e non si mossero se non quando un beccamorto, facendo sferza del grembiule insanguinato, li scacciò....
A questo punto la mia voce ristette e vidi tutti con lo sguardo fisso e meravigliato verso di me, tanto più che non mi avevano inteso mai parlare così di seguito e con tanta violenza.
Quegli sguardi indicavano, dico, stupore ed anche un po' di commiserazione per me. La solita timidezza mi vinse, mi sedetti, che mi era levato in piedi senza avvedermene, e abbassai il capo.