***
Così io meditava, così questi pensieri passavano come dense nubi sul mio cervello e improntavano di sconsolate e fredde ombre il presente e l'avvenire della vita.
E se fossi andato a casa mia e mi fossi presentato a mia madre ed ella mi avesse domandato: «Perchè sei così sparuto e triste? che cosa hai fatto tutto questo tempo? quale è la tua conquista, la tua vittoria?» ed io avessi risposto: «Mamma, ho consumato due anni della mia vita meditando su le questioni più gravi del mondo, e sono giunto a raccoglierle in queste semplici verità: l'una è: col bene tutto è bene; l'altra è: se gli uomini non possono raggiungere questo bene, è oramai inutile che essi esistano;» se io, dico, avessi risposto così, ella, poveretta, avrebbe sorriso melanconicamente, ma di infinita pietà.
***
Dunque gli scolaretti mi guardavano coi loro visini ingenui e un po' timorosi come a dire: «Te ne sei avuto a male, di', perchè abbiamo fatto quello scherzo alla tua cagnolina? Ma ci siamo divertiti tanto! Non ci leverai mica un punto in condotta?» «No, cari bambini, semi di vipere — a me pareva di rispondere — io vi darò voti assoluti e con lode, perchè il triplice ignorante sono io.»
«La natura fu provvida: ha dato alla gazzella la velocità delle gambe per poter vivere in mezzo ai deserti; ha dato all'aspide il veleno, all'orso iperboreo il vello denso, al rospo l'orrore della forma per essere sfuggito; all'uomo che nasce nudo e debole ha dato il genio della perversità per poter vivere fra i suoi simili.
«Ed io pretendeva che voi vi spogliaste in buona fede di questa scorza d'insensibilità e di ferocia che vi protegge! Se mi aveste dato ascolto, a voi sarebbe intervenuto come all'istrice di cui racconta la favola. Essa tornava dalla guerra e andava in compagnia della volpe, la quale disse: Levatevi l'armatura di dosso, madonna, or che la guerra è finita. Ed essa se la levò e fu divorata in saporiti bocconi. È una favola semplice; ma più ci si pensa più sembra vera.
«Ma era il vostro buon senso, era l'istinto naturale che reagiva in voi e vi rendeva tardi, meravigliati più che persuasi, ascoltando i miei entusiasmi e le mie sentenze di virtù.