La carrozza si allontanò e Patirai la rincorse furiosamente che parve una palla nera fra quella polvere della strada.

La carrozza passò portando con sè una visione di felicità. Felicità? Certo, e felicità delle più semplici e possibili con i suoi fondamenti ne la realtà, non nei sogni o su le sabbie mobili della metafisica. Avrei potuto anch'io essere felice così!

Mi fissai in questo pensiero e fissando m'accorsi che davanti a me su la bianca strada stava Patirai, piantata su le quattro zampe, ansante, e la lingua fuori. Io non mi era mosso dal luogo ove prima mi ero fermato per lasciar posto al veicolo. Patirai scodinzolava e cominciò ad abbaiare come mi volesse dire qualche cosa. Che cosa? Forse voleva dire: «hai visto? è passata la felicità. Quando la felicità passa, non bisogna fermarsi a meditare. Allora guai! Si fa subito un salto, la si raggiunge ad ogni costo. Se ti fermi sempre a pensare, non arriverai mai!.... Vedi ora come è lontana? io sono corsa subito: dovevi anche tu fare così!»

Io non so come fosse, ma quelle pupille e quell'urlo che volgeva verso di me, verosimilmente volevano esprimere un pensiero. Non era più dubbio: quella piccola cosa nera, quella bestiola leggeva dentro di me.

Mi mossi lentamente, e quando mi abbattei in un sentiero che conduceva verso le colline, mi misi per esso. Mi pareva che la diversione della strada sarebbe stata pure una diversione delle idee.

Ma tutto era inutile! Io non potevo distogliere la mente dal pensare che quella felicità la avrei potuto cogliere anch'io fin dal tempo che vivevo a F***. Ero incapace di curare i miei affari? ero inetto alle battaglie della vita? E per questo? Ma il mio nome, la mia gioventù, la buona riputazione, il grado ne la società, non costituivano forse un capitale che qualunque altro avrebbe saputo sfruttare? Io l'ho dissipato senza saperlo; io fui vinto da un'esaltazione di sacrificio che non mi ha prodotto altro che dolore.

Mi sono sacrificato? ho sofferto? Peggio! Soffrire è un lavoro che il mondo non paga e non riconosce nè meno. Bisognerebbe che ci fosse il padrone, Iddio. Lui, forse, ricompenserebbe chi soffre: il mondo se ne ride e non ha torto.

E pure è cosa certa che il mondo ha le sue conquiste, ha i suoi piaceri, ha le sue felicità; e vi sono fiori di oro e fiori di carne, ma non li coglie chi si innamora dei fantasmi della sua mente o si nutre di strane utopie.

Le fantasie corrompono l'anima e il corpo, e rendono l'uomo pallido e trasognato; e più sono grandi e nobili e più uccidono, e non v'è corruzione di vizio che maceri più terribilmente.

Camminai per molto tempo e giunsi in vista di un campo coperto di spighe mature, e i mietitori le falciavano.